La comunità delle pietre scartate – Domenica 2 Ottobre 2011

Dal Vangelo secondo Matteo (21, 33- 34)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

 

La comunità delle pietre scartate

                  La parabola dei vignaioli omicidi che intendono impossessarsi del terreno e del raccolto è il paragone più calzante che Gesù abbia usato per mostrare che era terminato il tempo passato e se ne apriva uno nuovo. Un tempo che non aveva come protagonista un popolo che s’intendeva legarsi al possesso di un lembo di terra ma fatto di uomini e donne nuove che nascevano dagli scarti e che non erano menzionati da nessuna parte.

E’ la storia di Gesù che s’intreccia con quella del popolo ebraico che testardamente rifiuta i profeti e gli inviti di Jahvè, tanto che alla fine finisce per crocifiggere ed uccidere proprio il Figlio di Dio. Infatti, non lo uccidono da ebreo e figlio di ebrei, ma da schiavo e da reietto. Lo uccidono al Golgota, fuori della città, nel luogo ritenuto impuro e insieme a malfattori che saranno solo appesi al palo e non uccisi come il Nazareno. Lo uccidono nel giorno antecedente la Pasqua e non si curano di calarlo dalla croce tanto da ritenerlo ufficialmente un sovversivo romano, ma realmente un contestatore della religiosità integralista e formale in cui gli stessi ebrei erano precipitati.

La comunità che nasce e che curerà la terra non è composta di eletti e prescelti, ma da chi curerà la stessa e darà successivamente a loro i frutti. E’ la chiesa che non si circoscrive nelle sue strette intransigenti e precipita nella meschinità delle azioni standard. E’ la chiesa che nasce dalle macerie, dagli scarti, dalle persone messe in disparte, da chi spesso è ritenuto inutile e poco ortodosso. Non si tratta di una comunità di contestatori o riformisti, ma di chi ama servire ed amare. E’ la comunità che accoglie i poveri, che non lascia i bambini per strada e che cerca coloro che si sono allontanati. E’ una comunità senza confini e senza che alcuno possa sentirsi messo in disparte.

E’ la comunità fatte dalle parrocchie che non si limitano a compiere gesti rituali o liturgie formali, ma che s’incontra anche nei luoghi “poco frequentati”.  Questo terreno è grande quanto il mondo e si coltiva con la fatica di chi ogni giorno lavora per non scartare, ma per abbracciare. E’ la chiesa che diventa comunità di tutti e per tutti.

 

Il direttore

Don Antonio Ruccia


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