Bari si candida a Capitale italiana del volontariato 2028

Bari annuncia la propria candidatura a Capitale italiana del volontariato 2028.
La candidatura è promossa dal Centro di Servizio al Volontariato San Nicola ETS, dal Comune di Bari, da ANCI Puglia, dal Forum del Terzo Settore Puglia ETS e dalla Caritas Diocesana Bari-Bitonto, con il patrocinio del Presidente della Giunta regionale della Puglia.

La candidatura è stata presentata ufficialmente in Fiera del Levante: un percorso che coinvolgerà associazioni, istituzioni e Terzo Settore di tutta l’area metropolitana.

La Caritas sostiene la candidatura perché il volontariato appartiene profondamente alla nostra esperienza quotidiana. Nelle parrocchie, nei Centri di ascolto, nei luoghi di accoglienza, nelle mense, accanto alle persone senza dimora, alle famiglie, ai minori, agli stranieri e alle donne vittime di tratta, incontriamo ogni giorno donne e uomini che gratuitamente mettono a disposizione tempo, competenze ed energie. Bari possiede già un patrimonio diffuso di volontariato, di esperienze, di prossimità e di reti. La sfida è non limitarci a celebrarlo: dobbiamo metterlo in relazione, farlo crescere e renderlo sempre più generativo per l’intera città.

Di seguito quattro ragioni che, dal nostro punto di vista, rendono questa candidatura significativa e credibile.

  • IL VOLONTARIATO È SCUOLA QUOTIDIANA DI UMANITÀ E DI CITTADINANZA
    Il volontariato è qualcosa che accade dentro di noi e tra di noi. È una scuola: educa ad accorgersi dell’altro, ad uscire dall’indifferenza, a comprendere che ciò che accade accanto a me mi riguarda.
  • IL VOLONTARIATO È LA SCELTA DI STARE CON GLI ULTIMI
    Il volontariato non è semplicemente fare qualcosa per qualcuno. È scegliere di stare con qualcuno. Quando scelgo di stare con l’altro entro in una relazione: condivido uno spazio, ascolto una storia, conosco un nome, accetto anche di essere interrogato e cambiato dall’incontro.
  • IL VOLONTARIATO È UN LABORATORIO DI CORRESPONSABILITÀ
    Le povertà e le fragilità che incontriamo sono troppo complesse perché qualcuno possa pensare di affrontarle da solo. Non può farlo Caritas, non può farlo un’associazione, una parrocchia e neppure, da sola, un’istituzione. La sfida è passare dalla semplice collaborazione alla corresponsabilità. Collaborare significa fare qualcosa insieme; essere corresponsabili significa riconoscere che quel problema riguarda tutti noi.
  • IL VOLONTARIATO NON SOSTITUISCE LE ISTITUZIONI: LE INTERPELLA E COSTRUISCE PARTECIPAZIONE
    Il volontariato non può e non deve sostituire le istituzioni. I diritti non possono dipendere dalla generosità delle persone. La casa, la salute, l’istruzione, il lavoro e la tutela delle persone fragili chiamano in causa precise responsabilità pubbliche. Il volontariato genera partecipazione, intercetta ciò che resta invisibile, sperimenta risposte, sollecita diritti e ricostruisce legami.

Nei prossimi giorni si aprirà la possibilità per tutti i soggetti del volontariato di iscriversi alla rete che dovrà pensare insieme le azioni per la candidatura effettive.

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