FORMAZIONE AL CARITAS BABY HOSPITAL di BETLEMME

Relazione circa lo stage di formazione del personale infermieristico
dell’ “Outpatient Clinic” del Caritas Baby Hospital di Betlemme dal 24 settembre al 1 ottobre 2011.

 

In data 24 settembre, il sottoscritto, Direttore della Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’A.O. Universitaria Consorziale Policlinico, insieme a Lucia Mitarotonda e Cinzia Mitarotonda, Infermiere professionali presso la medesima U.O., si è recato presso il Caritas Baby Hospital di Betlemme, accogliendo il graditissimo invito del Direttore della Caritas di Bari, don Antonio Ruccia, per un periodo di istruzione alle infermiere dell’ambulatorio di pediatria del Caritas Baby Hospital di Betlemme.

Il 24 settembre siamo arrivati a Tel Aviv dove siamo stati accolti ed accompagnati a Betlemme da Suor Donatella, la Direttrice del Programma di Educazione Continua del Caritas Baby Hospital, con cui avevamo pianificato, attraverso un fitto scambio di e-mail, il nostro lavoro, che si sarebbe svolto nei cinque giorni lavorativi della settimana dal 26 al 30 settembre.

Era stato pianificato un programma di incontri con tutto il personale infermieristico che si occupa dei bambini che arrivano in pronto soccorso e/o negli ambulatori dell’Ospedale, composto sia di lezioni teoriche del sottoscritto della durata di circa due ore, sia di prove pratiche di gestione di casi clinici, con la tecnica della simulazione, e con la partecipazione mia e delle due infermiere, per ulteriori tre ore.

Da lunedì 26 abbiamo cominciato il programma di formazione, così come avevamo pianificato, incontrando ogni mattina, dal lunedì al venerdì, tre-quattro unità del personale infermieristico, un numero volutamente limitato per potere avere un contatto diretto e assai proficuo tra docenti e discenti.

Le lezioni teoriche da me tenute hanno riguardato le problematiche respiratorie del bambino, con particolare riguardo alle situazioni di emergenza, lo shock in età pediatrica e la gestione del bambino politraumatizzato.

Ciascuna lezione si è svolta con modalità interattiva, attraverso una discussione dei punti salienti, per approfondire le problematiche relative alla gestione concreta delle emergenze, in relazione allo specifico setting del Caritas Baby Hospital,

Punto fondamentale di questo percorso di formazione è stato, infatti, quello di perfezionare gli interventi assistenziali locali, cercando di intervenire sulle criticità secondarie all’assenza di protocolli standardizzati e, in particolare, sulla mancanza di organizzazione del lavoro in team, agendo, in questa prima fase, sulle modalità di intervento del personale infermieristico.

È oggi un dato consolidato che la migliore e più efficace gestione delle emergenze passa attraverso l’organizzazione del lavoro in squadra di tutte le realtà professionali che sono deputate a gestire il momento dell’emergenza ed è stato pertanto un obiettivo eccellente quello di intervenire su questo aspetto con le modalità suddescritte, che hanno trovato straordinaria risposta da parte dei discenti.

Ancor più interessante ed efficace è stata la parte “pratica” della formazione che si è sviluppata, come detto, attraverso la simulazione di casi clinici di emergenza, ideati da me e dalle due infermiere, rappresentati utilizzando come “attori” il personale infermieristico locale, che ha gestito il caso come se fosse un caso reale.

Questa modalità di simulazione consente sia di affinare al meglio le procedure di intervento in casi di emergenza, riducendo gli errori, le perdite di tempo, la confusione, sia di gettare le basi per un lavoro d’equipe, fondamentale nella gestione di problematiche assai delicate come quelle delle emergenze in età pediatrica.

Ogni mattina si è sviluppata, attraverso la teoria e la pratica, con una partecipazione eccellente da parte del personale infermierisitico, assai interessato a “mettersi in gioco” e a  sperimentare modelli di istruzione nuovi, assai ben coordinati e stimolati dalla caposala sig.ra Rima.

Alla fine del percorso di istruzione, insieme alle due infermiere, abbiamo curato la redazione di protocolli scritti per il lavoro quotidiano e di memorandum dedicati a sintetizzare approcci assistenziali con frasi semplici ed efficaci.

Alla fine del percorso posso dire che è stata un’esperienza straordinaria da tanti punti di vista.

È stata eccellente la risposta ottenuta per il programma di formazione che è stato coinvolgente e che ritengo è stato in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati da Suor Donatella, ma, come in ogni situazione di confronto con altre realtà e altra umanità, è stata anche un’esperienza che ha arricchito me e le mie due collaboratrici, posso dirlo senza tema di smentita da parte loro, per il contatto con la gente che abbiamo incontrato.

In primis la straordinaria Suor Donatella, una donna eccezionale da tanti punti di vista, capace di gestire la complessa realtà di quell’ospedale, in quel territorio, con grandissima professionalità ed umanità, con il sorriso e con l’amore per i piccoli, che ci ha accolto con grande affetto e ci ha fatto sentire a casa.

Poi la caposala Rima che è stato il tramite con le infermiere, anche lei donna straordinaria, dedita al lavoro, con grande curiosità e interesse, fondamentale per migliorare la loro offerta assistenziale, già di elevato livello.

 

Poi con i medici e le infermiere di Palestina, spaccato di un popolo meraviglioso, accogliente, di grande dignità, purtroppo vessato e tenuto prigioniero dentro un muro.

Nessuna ragione di sicurezza può giustificare la perdita di libertà di questa gente, gente che lavora, che costruisce futuro e famiglie con il limite di un confine imposto che li costringe addirittura a rinunciare agli affetti, se magari sono in territori diversi (anche solo nella vicina Gerusalemme) e che limita ampiamente le loro possibilità di crescita, economica, umana e relazionale.

Noi siamo stati felici di aver dato un piccolo contributo a questa gente e a questo popolo, e mi auguro davvero che questa terra possa vivere appieno della libertà che merita.

 Prof. Nicola Laforgia

Primario della Clinica di Neonatologia del Policlinico di Bari

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