{"id":5800,"date":"2020-07-04T10:13:37","date_gmt":"2020-07-04T08:13:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.caritasbaribitonto.it\/public\/home\/?p=5800"},"modified":"2020-07-10T10:53:47","modified_gmt":"2020-07-10T08:53:47","slug":"cura-degli-sguardi-cura-delle-relazioni-tra-gli-ostacoli-le-possibilita-a-cura-di-marco-ius-universita-di-padova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.caritasbaribitonto.it\/public\/home\/2020\/07\/cura-degli-sguardi-cura-delle-relazioni-tra-gli-ostacoli-le-possibilita-a-cura-di-marco-ius-universita-di-padova\/","title":{"rendered":"Cura degli Sguardi, Cura delle Relazioni: tra gli ostacoli, le possibilit\u00e0 a cura di Marco Ius \u2013 Universit\u00e0 di Padova"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Venerd\u00ec 19 giugno ore 19.00 &#8211; 20.30&nbsp;<\/strong><em>Cura degli Sguardi, Cura delle Relazioni: tra gli ostacoli, le possibilit\u00e0 a cura<\/em>&nbsp;di Marco Ius \u2013 Universit\u00e0 di Padova<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-video\"><video controls poster=\"https:\/\/www.caritasbaribitonto.it\/public\/home\/img\/uploads\/2020\/07\/curadeglisguardi1.jpg\" src=\"http:\/\/www.caritasbaribitonto.it\/public\/home\/video\/curadelleRelazioni.mp4\"><\/video><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Cura degli Sguardi, Cura delle Relazioni: tra gli ostacoli, le possibilit\u00e0 a cura di Marco Ius \u2013 Universit\u00e0 di Padova<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Introduzione di Don Vito Piccinonna<\/em>: Innanzitutto voglio ringraziare ciascuno di voi per aver accolto l\u2019invito a vivere questo percorso formativo. Un carissimo e grato saluto all\u2019ospite di questa sera, Marco Ius, Ricercatore presso l&#8217;Universit\u00e0 di Padova che ci aiuta in questo primo dei nostri tre incontri che ci sono stati proposti. Grazie Marco e benvenuto in mezzo a noi. Perch\u00e9 questi incontri? Perch\u00e9 siamo certi che la fatica di questi mesi sia stata tanta per tutti, anzitutto a livello personale, e per tantissimi anche nell\u2019impegno caritativo: penso all\u2019impegno principale delle nostre comunit\u00e0 parrocchiali, con i loro presbiteri, diaconi, laici, religiosi; penso alle comunit\u00e0 di accoglienza, al centro di accoglienza Don Vito Diana, all\u2019esperienza di casa O.S.A. per padri separati; a casa Ein Karem, alla casa per donne vittime di tratta dell&#8217;associazione Micaela; all&#8217;impegno delle mense, dei suoi operatori; all&#8217;esperienza del Telefono Amico, all\u2019impegno di tanti cari amici e benefattori. Penso anche alla fatica che abbiamo vissuto nell\u2019esperienza di collaborazione tra le comunit\u00e0 parrocchiali, magari della stessa citt\u00e0, del vicariato, del paese; l&#8217;impegno di raccordo con varie associazioni, anche laiche, al rapporto con le istituzioni, con i comuni. Certo, tutto \u00e8 migliorabile, certamente; ma forse possiamo dire sin d&#8217;ora che proprio quando ci riconosciamo pi\u00f9 fragili, quando, permettetemi, diminuiamo po&#8217; di onnipotenza che ogni tanto ci attraversa, quando riconosciamo un\u2019esperienza di fragilit\u00e0 comune, proprio allora questa diventa un fattore di maggior raccordo e incontro.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 spesso abbiamo detto che questa crisi non \u00e8 solo sanitaria, ma \u00e8 anche psicologica, sociale, economica e anche democratica. Perch\u00e9 mi piace sottolineare anche questo aspetto di crisi \u00abdemocratica\u00bb? Perch\u00e9 in questo periodo di emergenza, soprattutto nel periodo di lock down e non solo, alcune libert\u00e0 che sono state limitate per tutti hanno visto alcuni segmenti, alcune esperienze umane, particolarmente travolti: penso all&#8217;impegno, ad esempio, dei centri di accoglienza, o ai centri diurni, alle tante esperienze in cui quella libert\u00e0 che \u00e8 stata limitata un po\u2019 per tutti, per alcuni \u00e8 stata ancora pi\u00f9 limitata.<\/p>\n\n\n\n<p>Voglio esprimere anche un grande ringraziamento agli amici dell\u2019Osservatorio Diocesano delle Risorse e della Povert\u00e0 della nostra Caritas, perch\u00e9 somministrando un questionario a tutte le 126 parrocchie della diocesi \u00e8 emerso come a fronte dei 15000 fratelli e sorelle che tentiamo di accompagnare dei nostri percorsi di carit\u00e0 diocesana, 6700 nuove persone per la prima volta hanno bussato alle porte dei nostri servizi, alle porte delle nostre Caritas. Numeri impressionanti, che per noi per\u00f2 restano e devono restare anzitutto volti, storie, da accogliere ed accompagnare nel migliore dei modi, che \u00e8 possibile solo insieme. Molto sicuramente ci aspetta un importante lavoro nei prossimi mesi, forse nei prossimi anni: e noi allora vogliamo attrezzarci facendo crescere consapevolezza in noi e nelle nostre comunit\u00e0. Non dimentichiamo il compito, anzitutto pedagogico, educativo che la Caritas riveste all&#8217;interno delle nostre comunit\u00e0, non solo diocesana, ma anche parrocchiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo in molti ad aver accolto questa opportunit\u00e0 formativa: ringrazio e saluto tutti. In molti ci avete chiesto di essere supportati nella formazione: eccoci, lo facciamo per noi, per sostenere il nostro impegno caritativo ma lo facciamo anche e tanti nostri fratelli e sorelle che incontriamo e che incontreremo. Ora pi\u00f9 che mai hanno bisogno di poter incontrare anzitutto una Chiesa dal volto materno, come Papa Francesco ha chiesto alla Chiesa italiana nello scorso Convegno nazionale. Incontriamo adulti e piccoli, giovani e anziani, italiani e immigrati, famiglie unite e frantumate; volti a cui ci sentiamo, dalla chiesa e come chiesa, mandati come fratelli verso altri fratelli e sorelle. Non dimentichiamolo mai questo approccio: il nostro non \u00e8 quello di alcuni onnipotenti che hanno qualche risorsa in pi\u00f9. il nostro approccio \u00e8 anzitutto quello di fratelli che vanno verso altri fratelli, o che comunque da loro si lasciano incontrare, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno.<\/p>\n\n\n\n<p>Concludo affidandovi queste parole, vecchie di trent&#8217;anni, ma fresche e nuove, perch\u00e9 sono le parole di un profeta della nostra terra, Don Tonino Bello, che \u00e8 un po\u2019 il mio augurio e di tutta la Caritas diocesana per ciascuno di noi:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa scelta degli ultimi non \u00e8 una scelta discriminatoria. \u00c8 solo una specie di marcatura a zona, la zona delle retrovie, nel cui ambito chiunque dovesse capitarvi dovr\u00e0 sentirsi amorosamente marcato a uomo da una presenza: quella della chiesa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco in queste retrovie non si sta caso o per sbaglio; forse abbiamo iniziato a starci per caso o per sbaglio, ma per restarvi, in queste retrovie di cui parla don Tonino Bello, dobbiamo maturare in umanit\u00e0, se volete anche in spiritualit\u00e0, in uno sguardo nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p>Passo la parola a Chiara Scardicchio, membro del gruppo di formazione della Caritas diocesana, a cui rivolgo un grande ringraziamento.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Chiara Scardicchio: <\/em>Grazie. Per me \u00e8 un onore e una gioia che la nostra diocesi possa accogliere il professor Marco Ius, che \u00e8 un collega e un amico. Marco insegna all&#8217;Universit\u00e0 di Padova e alla Facolt\u00e0 teologica del Triveneto; ma che lui sia un docente universitario non \u00e8 sufficiente per dirci del suo lavoro e della sua cura nell\u2019accompagnamento delle vite difficili. Il suo lavoro \u00e8 cominciato molti anni fa, ben quindici anni fa, con una ricerca che si \u00e8 occupata di accompagnare le biografie di venti bambini nascosti alla Shoah. Da subito la sua ricerca ha riguardato l\u2019attenzione e lo sguardo verso la vulnerabilit\u00e0, in modo particolare, per sua passione identitaria, dei bambini e delle bambine, ma naturalmente volendosi occupare dell\u2019infanzia, la vulnerabilit\u00e0 anche delle famiglie, degli adulti; non esiste un bambino o una bambina senza il mondo intorno.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;interesse di Marco nell\u2019accompagnamento e soprattutto nella trasformazione delle vulnerabilit\u00e0 persino in risorse \u00e8 poi approdato al suo impegno pi\u00f9 che decennale nell&#8217;ambito del progetto P.I.P.P.I.. \u00c8 un progetto straordinario finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che in tutta Italia si prende cura delle famiglie vulnerabili, le famiglie segnalate dai servizi sociali, affinch\u00e9 non siano ghettizzate, stigmatizzate, ma perch\u00e9 l\u2019accompagnamento diventi addirittura motivo di crescita per tutto il territorio: per altre famiglie se ne prendono cura, per la scuola, per gli operatori sociali dei servizi pubblici e privati. P.I.P.P.I. \u00e8 anche una straordinaria esperienza di rete, di collaborazione tra uomini e donne che hanno cuore il vostro stesso cuore, ovvero la carit\u00e0, intesa non soltanto come una ricognizione inerente ai bisogni materiali, ma anche contemporaneamente la ricognizione che riguarda la ricerca della bellezza, del senso del nostro essere uomini e donne nella storia. E quindi c&#8217;\u00e8 il professor Ius stasera perch\u00e9 il suo talento particolare \u00e8 esattamente questo. E soprattutto ha il grande dono di tenere insieme la riflessione teorica con la sua applicazione. Tra i tanti talenti di Marco c&#8217;\u00e8 anche la sua straordinaria creativit\u00e0, che si incarna poi nella messa a punto di strumenti reali che nella quotidianit\u00e0 possiamo fare nostri per l\u2019accompagnamento, in cui la cura diventa anche gioiosa. Scoprirete direttamente da lui che cosa intendo proposito del suo talento creativo e gioioso. Grazie Marco.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Marco Ius<\/em>: Grazie mille Chiara di questa super presentazione che da una parte mi lusinga e dall\u2019altra e cos\u00ec vi permette di guardare un po\u2019 anche la mia traiettoria biografica e nelle tue parole ho cos\u00ec ricontattato tanti volti di persone incontrate in questi anni. Dico questo nel darvi anche ufficialmente il mio saluto e nel ringraziare tutti quanti voi ciascuno con il suo ruolo da chi organizzato, da chi ha promosso, da chi sta partecipando per questo invito speciale. Mentre prima ascoltavo l&#8217;introduzione di don Vito ho potuto scorrere, come se fosse una lista, di diversi organismi, organizzazioni, associazioni, contesti in cui la Caritas della vostra diocesi \u00e8 impegnata. Ascoltando nomi di queste comunit\u00e0 ho immaginato quante persone poi si incontrano in quei contesti, a quanti volti si possono incontrare; sinceramente mi ha molto colpito, mi ha proprio commosso sentire di 6700 volti nuovi incontrati in questo periodo, che sicuramente ci ha messo tutti alla prova, per\u00f2 sappiamo che alcuni sono stati messi pi\u00f9 alla prova degli altri, perch\u00e9 magari si trovano in una situazione di fragilit\u00e0, di vulnerabilit\u00e0, che rende poi questa prova ancora pi\u00f9 pesante e difficile.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che abbiamo concordato insieme e che poi ho preparato per voi questa sera \u00e8 una piccola \u00abpasseggiata\u00bb, mi piace usare questo termine, che ci permette di andare un po&#8217; ad esplorare la cura degli sguardi, la cura delle relazioni, tra ostacoli e possibilit\u00e0. Se ci pensiamo gi\u00e0 in questo momento noi qui ci stiamo incontrando, stiamo provando ad incontrarci con uno strumento tecnologico in una situazione un po&#8217; strana che magari non ci saremmo aspettati; abbiamo gi\u00e0 visto come in questi 40 minuti in cui ci siamo connessi, abbiamo provato a vedere se il microfono funzionava, se funzionava la telecamera ecc., abbiamo gi\u00e0 fatto insieme un esercizio di sguardo e di cura della relazione, sapendo che queste tecnologie potrebbero essere degli ostacoli, per\u00f2 dall&#8217;altra parte vediamo come questo strumento ci d\u00e0 anche la possibilit\u00e0 di incontrarci in questo momento. Diversamente, soprattutto per me che sono il pi\u00f9 lontano, che vi sto parlando della provincia di Udine, non sarei potuto sicuramente oggi essere con voi a Bari se si foste incontrarti in presenza. Eppure, vediamo come possiamo creare una presenza anche attraverso questi strumenti, facendoli diventare da ostacoli anche delle possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>E soprattutto pensando un po&#8217; a questo tema degli sguardi, della cura delle relazioni che tanto sono importanti, che tanto ci dicono anche del nostro lavoro di incontro con le persone che si trovano in una situazione di fragilit\u00e0, tutti quanti noi qui abbiamo cercato i volti fra le persone connesse, abbiamo cercato i volti di quelli che conosciamo, ci siamo fatti incuriosire dai volti di quelli che non abbiamo mai visto, alcuni hanno vissuto un po\u2019 la frustrazione di vedere che la propria telecamera non funziona, che l&#8217;altro non riesce a vedermi in questo momento; o anche alcuni magari hanno vissuto con la frustrazione di ascoltare qualcuno senza vederlo, o di vederlo bloccato in quel momento. Allora mi piace partire da queste sollecitazioni anche di quello che noi quanti qui stiamo vivendo come un po&#8217; uno specchio, che ci permette anche di riflettere su quelle che invece poi sono le nostre dinamiche di sguardo, di relazione, nel momento in cui andiamo ad incontrare poi le persone.<\/p>\n\n\n\n<p>Per procedere stasera ho pensato di provare un po&#8217; ad osare, con voi e con il vostro gruppo. Sappiamo che siamo un bel gruppo numeroso ci sono 75 persone collegate qui, per\u00f2 poi sappiamo che alcuni di voi sono anche collegati in un gruppo. So che in questo gruppo poi ci sono diverse et\u00e0, diverse abilit\u00e0 anche nell&#8217;utilizzo del degli strumenti tecnologici. Vorrei provare a chiedere a chi se la sente, a chi vuole, non \u00e8 una cosa obbligatoria, \u00e8 un esperimento, chiedo a di andare in una semplicissima pagina su internet e scrivere questo indirizzo, per chi \u00e8 esperto del codice QR pu\u00f2 anche scansionarlo qui. Vi lascio qualche secondo per provare a collegarvi a questo strumento. Eccoci qua, vedo che siete gi\u00e0 25 collegati, chiedo cos\u00ec di fare una prova e rispondere a questa domanda: \u201cDa quanto tempo siete degli operatori Caritas?\u201d. Vediamo che stanno arrivando diverse le diverse risposte: \u00e8 un gruppo in cui la gran parte del delle persone \u00e8 impegnata da diversi anni, avete una bella esperienza e sicuramente se avessimo la possibilit\u00e0 anche di ascoltarci reciprocamente ci sarebbero tantissime cose che tutti quanti voi potreste raccontare; addirittura c&#8217;\u00e8 qualcuno che da pi\u00f9 di 15 anni \u00e8 impegnato in questo percorso. Mi piace raccogliere questo dato da parte vostra tra, per riconoscerci innanzitutto che siamo persone diverse, con esperienze diverse, con pi\u00f9 o meno esperienza anche a livello quantitativo del tempo; eppure siamo tutti impegnati, ciascuno con il proprio talento, la propria disponibilit\u00e0 a fare un passo per renderci pi\u00f9 prossimi all\u2019altro che si trova in una situazione di difficolt\u00e0. Sono arrivate diverse risposte che ci dicono di come \u00e8 composto questo gruppo; e potremmo anche immaginare quanti volti avete incontrato in questi anni; potremo allora domandarci \u201ccom&#8217;\u00e8 stato il mio sguardo in questo tempo di incontro con gli altri?\u201d e \u201clo sguardo di chi invece ho accolto come mi ha guardato, mi ha osservato?\u201d e questa domanda la lancio anche alle persone che si stanno avvicinando al mondo della Caritas: \u201ccome mi sento mentre guardo l&#8217;altro e come mi sento mentre l&#8217;altro mi guarda?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Proviamo a fare un passo in pi\u00f9: stiamo parlando di cura, di sguardi, di relazioni, di ostacoli, di possibilit\u00e0. Questa cura, che sembra quasi fare rima con la parola carit\u00e0, e che vi contraddistingue come gruppo, e mi piace includermi, ci contraddistingue anche della riflessione di questa di questa sera, soprattutto pensando gli sguardi. Non voglio fare citazioni ossequiose ma mi balzano subito nella memoria le letture dei brani del Vangelo, in cui vediamo Ges\u00f9 impegnato a guardare, ad osservare qualcun altro: ha quello sguardo che crea una differenza nell&#8217;altra persona e d\u00e0 proprio la possibilit\u00e0 di una ripartenza, di una rinascita. Anche su questa sollecitazione potremmo chiederci: ma com&#8217;\u00e8 che possiamo imparare a guardare gli altri nel senso proprio dallo sguardo pieno pensando alla scuola di Ges\u00f9 come Maestro?<\/p>\n\n\n\n<p>Per fare un passo in pi\u00f9 vi propongo di guardare e di pensare anche ai diversi punti di vista. Quando noi guardiamo osserviamo qualche cosa, osserviamo qualcuno, anche l&#8217;altro ci osserva: ed \u00e8 un po\u2019 in quel territorio di mezzo che poi ci incontriamo, che ci mettiamo d&#8217;accordo. Vedete questi due signori con un numero davanti: allora se mi metto nel nella posizione del signore con la maglia nera vedr\u00f2 un 6, se mi metto nella posizione del signore con la maglia rossa vedr\u00f2 un 9. E se entrambi fossero fermi nella loro posizione potrebbero proprio dire \u201cio vedo un 6\u201d e \u201cio vedo un 9\u201d. E invece se faranno la fatica e la prova di cambiare la loro posizione, o se qualcuno inviter\u00e0 e accoglier\u00e0 qualcuno l&#8217;altro nel proprio spazio, potranno vedere effettivamente quel numero l\u00ec \u00e8 sia un 6 e sia un 9, che non esiste un\u2019oggettivit\u00e0, una posizione maggioritaria rispetto all&#8217;altro, ma che questo numero che si trova l\u00ec nel mezzo ha proprio bisogno di essere approcciato con un approccio di complessit\u00e0, di guardare alle cose non stando fermi l\u00ec, fissi nella propria posizione, ma facendo la fatica di andare un po\u2019 a guardare, a girare attorno, come si fa con le sculture, per vederle nella tridimensionalit\u00e0, per vedere le sfumature, per vedere proprio quei particolari di quella realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Facciamo ancora un passo in pi\u00f9 e vi chiedo per un attimo di provare a fare un piccolo esercizio, un allenamento per il nostro sguardo: il nostro sguardo verso l&#8217;altro anche verso noi stessi. Come possiamo farlo? Beh, qui abbiamo tanti stimoli: ci sono questi due occhi innanzitutto, e forse adesso vedrete me, visto che sto parlando, ma se visualizzate tutte le persone, come avete ormai imparato a fare, potreste vedere delle altre persone qui connesse; oppure potreste farvi un selfie, o guardare le persone che sono nella stanza con voi, a destra e sinistra; oppure ancora, per chi \u00e8 collegato con il telefono, vi do questa possibilit\u00e0: di scattare una fotografia del vostro volto. \u00c8 molto facile: basta cliccare sulla fotografia che trovate l\u00ec nel nella pagina dello schermo del vostro cellulare, fare una foto e poi inviarla. Allora innanzitutto grazie alle persone che hanno mandato la loro fotografia e vi invito a prendervi qualche secondo per osservare, proviamo a soffermarci sui volti che ci sono arrivati. Li scorro un attimo qui nel mio schermo, e mentre scorro vi chiedo di esercitare il vostro sguardo, di chiederci che effetto mi fa osservare quella persona l\u00ec? Che cosa mi ispira, che cosa mi dice, che cosa mi attira di quello sguardo? Ci prendiamo qualche secondo per esercitare il nostro sguardo nell\u2019osservare l&#8217;altro, sapendo che anche questa persona si sentir\u00e0 osservata in questo momento. E per fare un passo in pi\u00f9 adesso mentre continua a scorrere le fotografie mi chiedo di osservare questi volti e di provare ad individuare qualche cosa che sentite che un po&#8217; vi assomiglia. Ad esempio, c&#8217;\u00e8 questo signore qui con questa maglia blu che ha gli occhiali come me, e anche quest\u2019altro come me ha gli occhiali, e poi c&#8217;\u00e8 forse questo con il naso che \u00e8 simile al mio; forse qualcuno si pu\u00f2 riconoscere in un sorriso con le fossette che troviamo qui, in un&#8217;espressione, ecco beh vedo questo signore qui che ha gli occhi che mi assomigliano. Per fare questo esercizio e provare a cercare no qualche cosa che si collega al nostro volto, al come siamo, possiamo anche chiederci un po&#8217; di pi\u00f9: ma in che cosa l&#8217;altro pu\u00f2 assomigliare a me, non solo fisicamente, ma anche per com\u2019\u00e8, per come vive, per alcune difficolt\u00e0 che magari sta attraversando e che io sto attraversando, o che forse ho gi\u00e0 attraversato dalla mia vita e fortunatamente un po\u2019 ne son venuto fuori. Vedo una libreria con dei pupazzi e mi chiedo in che modo nel momento in cui sono in una relazione con qualcuno riesco ad entrare in una dimensione di incontro giocoso, dell&#8217;incontro giocoso che fanno i bambini e che diventa veramente generativo dello stare bene, della crescita, della voglia di andare avanti, della condivisione di un sorriso.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo provato qui a fare un brevissimo esercizio di sguardi che ci hanno un po\u2019 cos\u00ec permesso di osservare e di essere osservati, ma anche di osservare e di osservarci, di auto-osservarci. Allora per forse nell\u2019idea della possibilit\u00e0 del farsi prossimo all&#8217;altro attraverso il nostro servizio come operatori Caritas potremmo sempre tenerci in tasca questo suggerimento di guardare l&#8217;altro cercando di vedere non solo quello che ci contraddistingue: l&#8217;altro \u00e8 una persona povera e io non sono una persona povera, l&#8217;altro \u00e8 una persona che in questo momento ha bisogno di me, io sono quello che offre e l&#8217;altro \u00e8 uno che ha una vita disastrata mentre io ho una vita sufficientemente serena e stabile; ma prenderci quell&#8217;impegno di andare a cercare l&#8217;altro, pur diverso da me, con una condizione di vita magari diversa dalla mia, in che cosa mi assomiglia? Dove trovo qualcosa che veramente pu\u00f2 entrare in sintonia e farci sentire uguali, vicini, proprio per permettere di avvicinarci ancora di pi\u00f9 e di sentire che col mio farsi prossimo \u00e8 un mettersi alla pari, allo stesso livello, come qualcuno che vuole mettere qualche cosa in circolo e stare anche all&#8217;interno di una relazione di reciprocit\u00e0, in cui tutti danno qualcosa e ricevono qualcosa in questo percorso.<\/p>\n\n\n\n<p>Per procedere sempre con gli sguardi ho pensato anche di portarvi un attimo al cinema, cos\u00ec io mi fermo un attimo dal parlare, e osserviamo insieme una breve storia tratta da un cortometraggio di Gabriele Salvatores che si intitola \u201cStella\u201d, eventualmente la potete trovare tranquillamente anche su YouTube.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"&quot;Stella&quot; Cortometraggio di Gabriele Salvatores\" width=\"500\" height=\"375\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/YasIDXO_0l8?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Padrone del negozio<\/em>:Signorina!<br><em>Bambina<\/em>:Grazie, che bello!<br><em>Padrone del negozio<\/em>:Ah\u00f2!<br><em>(Incidente)<\/em><br><em>Dottore<\/em>:Ha degli occhi bellissimi. Sembra molto intelligente.<br><em>Assistente sociale<\/em>:Come sta?<br><em>Dottore<\/em>: Ha riportato delle lesioni gravi all\u2019arto inferiore. Temiamo possa perdere la gamba.<br><em>Assistente sociale<\/em>: Le avete gi\u00e0 detto della madre?<br><em>Dottore<\/em>: Aspettiamo la psicologa. Lei la conosceva?<br><em>Assistente sociale<\/em>: Tossicodipendente, senza un lavoro fisso. E adorava sua figlia.<br><em>Dottore<\/em>: E con lei cosa pensate di fare?<br><em>Assistente sociale<\/em>: Il padre non l\u2019ha mai conosciuto, non ci sono altri parenti. Stella! Stella? Stella!<br><em>Marco<\/em>:Mi fermo un attimo per lanciare qualche suggestione. Abbiamo incontrato una situazione di un incidente, una storia tragica che ci ha fatto incontrare due persone, una mamma e una figlia. Pensando alla mamma, abbiamo sentito la storia di una persona con delle difficolt\u00e0, con un vissuto di tossicodipendenza, lavoro precario, ecc. Ci dice la storia che ama molto sua figlia. Vediamo che \u00e8 una mamma che per rispondere alla sua situazione di povert\u00e0 si trova anche a rubare al supermercato, e in quel momento, visto che sa della passione di sua figlia, quando vede il Dolce Forno non riesce a fermarsi alla tentazione di poterglielo regalare, e fa questo gesto che vuole essere un gesto affettuoso nei confronti della figlia, pur essendo comunque un gesto criminale, e che per\u00f2 poi la porter\u00e0 a questo esito di vita, purtroppo. Vediamo allora che cosa succede dopo per questa bambina, e potremmo anche intanto chiederci: ma io come operatore Caritas se incontrassi questa situazione, sia prima quando mamma e bambina vivevano ancora insieme, ma anche poi come persona della comunit\u00e0 che si trova ad incontrare questa bambina ed essere di supporto per lei, come guarderei a questa situazione? In che modo userei il mio sguardo per poter entrare in relazione con la bambina, con sua mamma o con la storia che sua mamma ha lasciato? Vediamo che cosa ci racconta il la narrazione 27 anni dopo.<br><em>27 anni dopo<\/em><br><em>Candidata<\/em>: E vabb\u00e8, non \u00e8 che ho fatto la scuola alberghiera\u2026 Non ho fatto nessuna scuola. Pi\u00f9 che altro mi vengono bene i dolci.<br><em>Chef<\/em>: Lo so. L\u2019altra sera per caso mio marito ha cenato nella trattoria dove lavori tu. Dice che una torta al cioccolato buona come la tua non l\u2019aveva mai assaggiata. Mi serve un capo pasticcere. Ti va di lavorare qui?<br><em>Candidata<\/em>: Sta scherzando?! Lei \u00e8 un grande chef. Questo \u00e8 uno dei migliori ristoranti\u2026<br><em>Chef<\/em>: Conosco il mio ristorante! Parlami di te, piuttosto: non so, cosa hai fatto\u2026 da dove vieni\u2026<br><em>Candidata<\/em>: Non ho fatto granch\u00e9, finora, a parte un mucchio di cazzate. Me la sono sempre dovuta cavare da sola, io. Diciamo pure che ci sono cresciuta, da sola. Non c\u2019era nessuno a dirmi come si fa. Poi l\u00ec\u2026 l\u00ec ho incontrato\u2026 ho incontrato le persone sbagliate! S\u00ec, si dice cos\u00ec, no? Le persone sbagliate\u2026 Sbagliata?! Forse sono io quella sbagliata, sono io quella sbagliata, non so\u2026 Io non lo sapevo, non immaginavo, lui era un pregiudicato, io mi trovavo l\u00ec in quel momento, non potevo fare altro, non potevo sapere. \u00c8 stata una leggerezza!<br><em>Chef<\/em>: \u2026 Che ti \u00e8 costata tre mesi di carcere per favoreggiamento. \u00c8 tutto a posto. Volevo solo essere sicura che tu non mi dicessi bugie.<br><em>Candidata<\/em>: Vuol dire che mi assume lo stesso?<br><em>Chef<\/em>: Una vita difficile non \u00e8 una colpa. In effetti non dovrebbe essere nemmeno un alibi. E poi a me piacciono le persone che lottano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci fermiamo qui un attimo con questa storia di Stella. L&#8217;ultima frase \u00e8 stata: \u00abuna vita difficile non \u00e8 una colpa, non dovrebbe essere nemmeno un alibi\u00bb e questa chef che incontra questa ragazza la ascolta e nonostante tutte le sue difficolt\u00e0 le d\u00e0 questa possibilit\u00e0. Allora potremo concentrarci proprio sugli sguardi, come si sono guardate queste due persone, e quale modo diverso che la chef ha usato per guardare questa ragazza ha permesso a questa ragazza anche di guardare s\u00e9 stessa in modo diverso. Allora facciamo un passo un passo avanti e vi chiedo se potete scrivere una parola, due parole per indicare, guardando questo pezzo di cortometraggio, che cosa vi \u00e8 venuto in mente del nostro essere operatori Caritas? La prima cosa che vi passa in mente. L\u2019empatia, quindi l&#8217;importanza della relazione empatica di ascolto con l&#8217;altro, questa \u00e8 la prima la prima parola; la tenerezza, la comprensione, la profondit\u00e0, la voglia di fare, la voglia di rimettersi a un gioco e come anche noi possiamo diventare un motore, una miccia perch\u00e9 l&#8217;altro possa mettersi in gioco. La dimensione del tempo, darsi il tempo per l\u2019incontro, ma darsi il tempo anche per un cambiamento; il guardare oltre l&#8217;apparenza, non fermarsi alla prima cosa che vediamo, alla superficie; vedo la sofferenza con un cuore, per stare con la sofferenza ci vuole il cuore, e prendersi proprio questo spazio, questo tempo privilegiato, di entrare in contatto, farsi vicini alla sofferenza di qualcuno sapendo che la sofferenza dell&#8217;altro non possiamo toglierla, ma sapendo che soffrire da soli e soffrire con qualcuno fa una grande differenza; e poi il sorriso, e la gratuit\u00e0, il potersi giocare una relazione cos\u00ec in modo autentico e gratuito senza aspettarsi niente, dare sempre nuova possibilit\u00e0, che nel caso di questo chef \u00e8 comunque un grande un grande rischio. \u00c8 una chef molto famosa, con un ristorante molto importante, per cui vediamo che anche l&#8217;azione questa chef fa \u00e8 un&#8217;azione che chiede anche una risposta in questa ragazza, e che ci suggerisce che magari \u00e8 una sfumatura diversa rispetto a quello che potrebbe essere un approccio di tipo incondizionato nel confronto degli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora mi fermerei qui e vi ringrazio delle vostre risposte che trovate qui nello schermo e che potete anche vedere nel vostro cellulare, e vorrei darvi la possibilit\u00e0 di vedere l&#8217;ultimo pezzettino del video: ci siamo fermati nel momento in cui la chef ha dato a questa ragazza la possibilit\u00e0 di questo lavoro, e ciascuno si \u00e8 immaginato dentro di s\u00e9 che cosa \u00e8 successo dal momento dell&#8217;incidente a quel momento l\u00ec, e utilizzato le informazioni che il cortometraggio ci ha offerto proprio per immaginare quello che \u00e8 successo. Sappiamo che la nostra attenzione, il nostro modo di pensare, nel momento in cui manca qualche cosa cerca di trovare dei collegamenti per unire pannelli di senso nella storia; allora abbiamo visto questa bambina, figlia di una mamma tossicodipendente, che le vuole bene, che per\u00f2 \u00e8 in difficolt\u00e0 economica, e poi l&#8217;incidente: cosa ne sar\u00e0 di questa bambina? E poi veniamo proiettati molto tempo dopo, qui vediamo due donne, una un po\u2019 pi\u00f9 grande e una pi\u00f9 piccola, una \u00e8 una chef rinomata, che offre un posto di lavoro ad un&#8217;altra donna, una ragazza pi\u00f9 giovane, che ha un trascorso di difficolt\u00e0, e che ci fa ricordare qualche cosa che avevamo visto prima. Andiamo a vedere che cosa succede.<\/p>\n\n\n\n<p><em>[La chef si alza, cammina appoggiandosi ad un bastone]<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Candidata<\/em>: Posso chiedere una cosa? Quello\u2026 cos\u2019\u00e8?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Chef<\/em>: Quello\u2026 \u00e8 stato l\u2019ultimo regalo che mi ha fatto mia madre. Da quel giorno forse sto solo cercando di meritarmelo.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora avete visto forse un effetto a sorpresa qui alla fine, un po&#8217; uno schiaffo che ci viene dato dal nostro modo di guardare. Immagino che la maggior parte di noi abbia pensato che Stella fosse la ragazza in difficolt\u00e0, con il giubbotto di jeans e parlasse con la chef, e invece abbiamo scoperto che Stella realt\u00e0 \u00e8 la chef, e lo capiamo perch\u00e9 la sua gamba \u00e8 stata offesa durante l&#8217;incidente. Vediamo che questo non le ha impedito poi di crescere e di svilupparsi, di formare una famiglia, di sposarsi trovare un compagno, e anche di continuare a nutrire la sua passione, di diventare una cuoca molto famosa; e vediamo come questa sua storia poi le ha permesso anche di avere un\u2019attenzione professionale e umana nei confronti di qualcuno e di volerci investire, scommettere anche, nell\u2019aiuto di qualcun altro. E cos\u00ec il Dolce forno alla fine ci ricorda proprio di tutta questa parabola della vita di questa ragazza, ed \u00e8 un ricordo molto forte che lei ha di sua madre e di quel giorno. Vi chiedo di concludere questa parte riattivando il vostro cellulare e di dirci che cosa questa storia ci pu\u00f2 dire come operatori Caritas, sempre con una o due parole: qual \u00e8 il suggerimento, un&#8217;indicazione, un\u2019attenzione che questa storia ci pu\u00f2 lasciare come operatori? Ecco: ascoltare senza giudicare, l&#8217;altro \u00e8 protagonista della sua storia, l\u2019empatia che aiuta nella carit\u00e0, evitare automatismi delle relazioni d&#8217;aiuto: se sei cos\u00ec allora\u2026 o se ti \u00e8 capitato questo allora\u2026 perch\u00e9 possiamo essere proprio noi quell\u2019ingranaggio che fa la differenza, perch\u00e9 innesca qualche cosa di nuovo; ciascuno ha diritto ad una possibilit\u00e0, non ritenere mai di avere capito tutto delle persone e dei fatti della vita, non fermarsi alle apparenze, e aiuto per tutti senza discriminare, perch\u00e9 non sappiamo che cosa c&#8217;\u00e8 dietro l&#8217;altro, e soprattutto non sappiamo che cosa la miccia che noi attiviamo in quel momento pu\u00f2 portare agli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;ultima sfumatura che mi piace condividere con voi \u00e8 il fare riferimento a questa storia pensando a quello che \u00e8 successo a Stella dal momento dell&#8217;incidente fino a quando la vediamo grande chef nell\u2019accoglienza di questa ragazza: sar\u00e0 sicuramente una bambina che ha vissuto in un contesto che l&#8217;ha accolta e aiutata a crescere, che \u00e8 stato fatto di tante persone; mi piace pensare che questa bambina \u00e8 cresciuta grazie al contributo anche della comunit\u00e0 dove ha abitato; che cosa ha fatto s\u00ec che questa sua esperienza di vita iniziale difficile non si tramutasse in una impossibilit\u00e0, in un ostacolo per lei, ma invece diventasse una possibilit\u00e0 per lei? Siamo partiti dalla cura dello sguardo, cura della relazione, tra e ostacoli e possibilit\u00e0: allora forse questa storia ci ricorda anche di come la nostra azione importantissima nei confronti di qualcuno che \u00e8 in difficolt\u00e0, anche in un momento di incontro individuale, \u00e8 importante considerarla all&#8217;interno di una dimensione pi\u00f9 ampia, della comunit\u00e0, nel nostro caso della comunit\u00e0 cristiana, sapendo che un piccolo anello pu\u00f2 unirsi a degli anelli di qualcun altro e in questo modo creare una struttura di forza, di rete, che possa sia sostenere l&#8217;altro, ma soprattutto mi piace usare la rete, come quella del trampolino, che possa permettere all&#8217;altro in una situazione di difficolt\u00e0, di rimbalzare dalla sua situazione per trovare l&#8217;energia per fare un prossimo passo verso quella che \u00e8 la sua dimensione di realizzazione e di compimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora ti saluto cos\u00ec tenendoci nello sfondo il racconto di questa storia e come abbiamo esercitato il nostro sguardo, e come anche questa storia ci ha chiesto di riguardare quello che avevamo visto prima alla luce di nuove informazioni, di riguardare da un altro punto di vista e di trovare questo spazio per far emergere quell\u2019inedito di questa storia che prima non avevamo colto. Per concludere mi piace chiedervi di salutare questa comunit\u00e0 che \u00e8 stata qui con noi oggi connessa con una parola che rappresenta qualche cosa che vi portate a casa da questo incontro: una parola che diventa segno per me, perch\u00e9 \u00e8 importante per me, per\u00f2 nella nello scriverla diventa anche un dono per l&#8217;altro, perch\u00e9 \u00e8 come se mettessi un buon boccone nella tavola comune, un pezzo di pane da condividere in questa tavola formativa riflessiva che oggi ci stiamo insieme regalando. Emerge la condivisione, lo sguardo oltre l&#8217;apparenza, la reciprocit\u00e0; pensiamo a queste parole come se fosse una storia di nuovi amici che condividono in modo reciproco e che riescono a fare questo grazie al guardare oltre l&#8217;apparenza, che permette di rivolgere lo sguardo al profondo di ciascuno; un\u2019attenzione giusta, che crea fiducia, che fa emergere delle risorse e ci mette dentro uno spirito di famiglia; ma soprattutto \u00e8 quello sguardo che permette proprio di essere fecondi, essere secondi noi stessi ed essere fecondi anche per gli altri, per generare in modo gratuito qualche cosa di nuovo che ancora non c&#8217;era capitato di incontrare, ma soprattutto per generare quell\u2019ingranaggio che pu\u00f2 veramente fare la differenza per noi e per l\u2019altro ed attivare un nuovo percorso, un percorso che alcuni chiamano anche di resilienza, se vogliamo utilizzare un termine che ci ricorda di portare il nostro sguardo oltre l\u2019apparenza per andare a cogliere quella risorsa, quel cuore che permette a tutti quanti noi di crescere come singole persone e anche di crescere all&#8217;interno della comunit\u00e0. E con questo vi ringrazio e mi fermo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Vito Mariella<\/em>:Grazie Marco, grazie anche per la modalit\u00e0 innovativa rispetto a un qualcosa che a distanza in qualche modo ci proiettava, in base sempre gli stessi pregiudizi che ogni tanto ci portiamo appresso, in un ascolto passivo, mentre invece hai reso questo momento, nonostante la distanza, anche molto dinamico. Passo la parola a Chiara.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Chiara<\/em>: Marco volevo ringraziarti perch\u00e9 con delicatezza ci hai fatto fare una bella capovolta: ci hai aiutato in realt\u00e0 soprattutto a guardare noi stessi, a guardare come noi guardiamo, e in particolare volevo riprendere uno dei commenti che i partecipanti hanno segnalato. Era quello che diceva che al cospetto dell&#8217;altro noi siamo soltanto nella modalit\u00e0 dell&#8217;aiutante, che in fondo ci d\u00e0 un po&#8217; potere, ci fa sentire buoni; ma siamo anche nella modalit\u00e0 del ricevente, e quindi \u00e8 uno scambio davvero reale. Non siamo soltanto i datori, ma anche nella posizione di poter noi stessi essere trasformati. Il povero \u00e8 sicuramente chi \u00e8 in una situazione di indigenza, ma in realt\u00e0 anche noi continuamente in varie forme; e tu ci hai aiutato delicatamente a posizionarci dentro questo sguardo multiplo. E quindi davvero grazie, anche perch\u00e9, come diceva Vito, ci hai davvero stupito, scosso in questo coinvolgimento, e anche questo movimento che ci hai chiesto \u00e8 significativo: che cosa noi portiamo rispetto a quello che accade nel nostro mondo interno, oltre il pacco di pasta, oltre l&#8217;offerta di un aiuto visibile? Portiamo l&#8217;invisibile, che per\u00f2 \u00e8 sempre tanto quanto il materiale. Quindi davvero grazie.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Marco<\/em>:Grazie Chiara per queste sottolineature che mi permettono anche di raggiungere un pezzettino che prima non avevo evidenziato. Abbiamo visto come anche in questa situazione non abbiamo giocato tutti alla pari, perch\u00e9 solo una parte di questo gruppo ha interagito con il cellulare nelle attivit\u00e0, mentre altre persone sono rimaste silenziose ad osservare. Ci sono tanti motivi per questo, le abilit\u00e0 tecniche ecc., per\u00f2 mi piace guardare a questo aspetto anche con una sfumatura di tipo inclusivo, sapendo che qui non abbiamo voluto fare un gioco di potere nel dare la parola a qualcuno e togliere la parola all&#8217;altro, ma le condizioni di questo incontro, di questo tempo, delle possibilit\u00e0 che ciascuno di noi ha, hanno permesso ad alcuni di partecipare di pi\u00f9 ed alcuni di partecipare di meno. Allora mi piace anche guardare agli interventi che alcuni di voi hanno mandato attraverso l&#8217;utilizzo del cellulare dentro questo sito, non solo unicamente come degli interventi personali, ma come delle parole che si prendono anche la responsabilit\u00e0 di essere proferite per chi la voce non ce l&#8217;ha. Ora pensiamo a quanto le persone in situazioni di povert\u00e0, di indigenza, di difficolt\u00e0, sono in qualche modo silenziate dal contesto: loro non ce la fanno, il contesto le rende mute, si vergognano ecc., e siamo noi che abbiamo la responsabilit\u00e0 di mettere queste parole, e sappiamo che poi le parole creano il mondo, e quindi ancora di pi\u00f9 \u00e8 importante che esercitiamo anche il nostro modo di raccontare queste storie che incontriamo, nel dire all\u2019altro, alla comunit\u00e0 che cosa facciamo. \u00c8 diverso dire \u201cieri sono andato a portare il pacco spesa una famiglia\u201d e \u201cieri sono a portare il pacco spesa a dei poveri\u201d e \u201cieri insieme agli altri operatori Caritas abbiamo incontrato una famiglia in difficolt\u00e0 a cui abbiamo portato qualche cosa da mangiare e ci siamo poi fermati chiacchierare e a farci raccontare come stanno, abbiamo raccontato anche noi come stiamo\u201d: questo apre un mondo completamente diverso. Ricordiamoci anche che spesso le parole che noi diciamo non solo parole che rappresentano solo la nostra situazione ma possono parlare anche per chi invece pi\u00f9 la voce non ce l&#8217;ha e grazie alle nostre parole magari nei prossimi incontri potremmo anche aiutare qualcun altro a rendere la sua voce pi\u00f9 ascoltata.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Vito<\/em>:Grazie Marco, grazie per il tempo che ci hai dedicato quest\u2019oggi, e riprendendo solo per un secondo la questione delle parole, abbiamo la necessit\u00e0 di ridare senso e di restituire senso e significato alle parole, perch\u00e9 molto spesso l&#8217;anticamera di alcuni nostri gesti provengono da aver svuotato di senso alcune parole, che diamo forse per scontate; ridare senso alle parole poi significa ridare il senso a quella operativit\u00e0, a quello che siamo. Ripasso la parola a Don Vito per un saluto finale.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Don Vito<\/em>:Un grande grazie a Marco che ci ha davvero coinvolti in questa attivit\u00e0 ma soprattutto nel suo dire, nel suo invito a posizionarci anche con uno sguardo nuovo rispetto alle cose, e forse a togliere un po\u2019 di polvere dal nostro modo di guardare quotidiano. Grazie Marco. Salutandovi assieme a Vito, a Michela, a tutta l&#8217;equipe e i collaboratori, mi preme davvero sottolineare questo aspetto a cui non dobbiamo mai rinunciare: rendiamoci conto che attraverso il nostro sguardo, attraverso il nostro sentire, attraverso la nostra presenza con le persone che incontriamo, soprattutto quelle pi\u00f9 fragili, noi abbiamo un compito e una responsabilit\u00e0 anche verso la Comunit\u00e0, verso la comunit\u00e0 cristiana, ma anche verso la comunit\u00e0 civile. Ci\u00f2 che raggiungiamo con il nostro sguardo s\u00ec, ci plasma come persone, per\u00f2 non deve rimanere solo dentro di noi, non deve rimanere nei nostri circuiti Caritas, deve espandersi un po&#8217; di pi\u00f9 all&#8217;interno della comunit\u00e0 ripeto e della comunit\u00e0 cristiana e della comunit\u00e0 civile: solo allora quello sguardo mette insieme, un po\u2019 come piace dire a Chiara, la mistica e la politica. Fin quando non raggiungiamo questa misura il nostro compito caritativo rimane un po\u2019 spento, non arriva l\u00ec dove dovrebbe arrivare, e questo sarebbe un torto verso i nostri fratelli e sorelle che tentiamo insieme di servire. Quindi davvero un grande grazie a ciascuno di voi anche per la partecipazione, ci scusiamo anche per alcuni problemi tecnici che ci sono stati, fanno parte del momento, del cammino che viviamo. Vi raccomandiamo anche di partecipare agli altri due incontri. Un saluto caro a tutti quanti voi e attraverso voi anche ai miei confratelli sacerdoti, ai parroci, e davvero sono contento per l&#8217;impegno che voi nei centri di ascolto ci mettete a servizio dei pi\u00f9 poveri. Grazie a tutti e buona serata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venerd\u00ec 19 giugno ore 19.00 &#8211; 20.30&nbsp;Cura degli Sguardi, Cura delle Relazioni: tra gli ostacoli, le possibilit\u00e0 a cura&nbsp;di Marco 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