{"id":4369,"date":"2016-09-13T09:22:37","date_gmt":"2016-09-13T07:22:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.caritasbaribitonto.it\/public\/home\/?p=4369"},"modified":"2016-09-13T12:06:25","modified_gmt":"2016-09-13T10:06:25","slug":"terremoto-centro-italia-aggiornamenti-12-09-2016","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.caritasbaribitonto.it\/public\/home\/2016\/09\/terremoto-centro-italia-aggiornamenti-12-09-2016\/","title":{"rendered":"Terremoto Centro Italia: aggiornamento al 12\/09\/2016"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><strong>IL PERCORSO UNITARIO DI INTERVENTO<\/strong><\/p>\n<p>A poco pi\u00f9 di due settimane dall\u2019evento, dopo aver accompagnato e sostenuto il lavoro delle Caritas diocesane\u00a0con periodiche visite in loco, il 9 settembre u.s. Caritas Italiana ha convocato tutte le Caritas diocesane\u00a0colpite dal terremoto (Rieti, Ascoli Piceno, Spoleto-Norcia, Macerata, Fermo, Camerino, San Benedetto del<br \/>\nTronto, L\u2019Aquila e Teramo), i Delegati regionali Caritas ed i referenti regionali del Coordinamento Emergenze\u00a0delle quattro regioni ecclesiastiche coinvolte (Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo-Molise) per fare il punto\u00a0della situazione in un\u2019ottica di confronto e condivisione.<br \/>\nOltre trenta i partecipanti all\u2019incontro, tra direttori Caritas e operatori impegnati nella gestione\u00a0dell\u2019emergenza. Erano inoltre presenti l\u2019Arcivescovo di Spoleto-Norcia S.E. Mons. Renato Boccardo e il Vescovo\u00a0di Ascoli Piceno, S.E. Mons. Giovanni D\u2019Ercole. Anche il Vescovo di Rieti S.E. Mons. Domenico Pompili,\u00a0che non ha potuto partecipare all\u2019incontro per sopraggiunti impegni, ha chiamato don Francesco Soddu per\u00a0salutare e ringraziare le Caritas per quanto stanno facendo.<\/p>\n<p>Unanime \u00e8 stata la condivisione del metodo con cui continuare a stare accanto alle persone colpite dal sisma:\u00a0non un pacchetto gi\u00e0 confezionato di interventi, ma restare in costante ascolto dei bisogni che man\u00a0mano emergono per poter concordare interventi mirati, nella consapevolezza di un contesto in continuo<br \/>\nmutamento.<br \/>\n<strong>LE ATTENZIONI DA PROMUOVERE<\/strong><\/p>\n<p>Proprio in base alla lettura del particolare contesto delle zone colpite dal terremoto e all\u2019esperienza maturata\u00a0in passato, si \u00e8 suggerito alle Caritas diocesane di promuovere alcune attenzioni.<\/p>\n<ul>\n<li>In primo luogo essere capaci di discernimento anche nel caos dell\u2019emergenza, acquisendo uno stile\u00a0di intervento in grado di filtrare esigenze e bisogni prioritari.<\/li>\n<li>Attivare presenze di operatori pastorali e volontari (a partire da quelli espressione delle comunit\u00e0\u00a0diocesane direttamente colpite) in risposta a specifici bisogni, soprattutto di tipo relazionale, senza\u00a0per\u00f2 trascurare il bisogno di animazione e di stimolo dell\u2019intera comunit\u00e0 cui sar\u00e0 consegnata la cura\u00a0e la presa in carico delle persone in situazione di difficolt\u00e0. Operatori capaci di ascoltare, osservare,\u00a0conoscere, leggere con sapienza e confrontare in modo esperienziale, integrato e corretto, il\u00a0vissuto di tante persone in disagio, i drammi e le difficolt\u00e0 di tante famiglie.<\/li>\n<li>Scegliere di mettere al centro la comunit\u00e0, cio\u00e8 favorire da parte di tutti, a diversi livelli (comuni,\u00a0parrocchie, scuole, agenzie culturali e ricreative, realt\u00e0 lavorative ed economiche \u2026) l\u2019attenzione ai\u00a0problemi dei territori, individuando e moltiplicando le azioni di informazione, sensibilizzazione e animazione,\u00a0studiando modalit\u00e0 di coinvolgimento specifiche e mirate sui vari destinatari.<\/li>\n<li>Coordinare le varie espressioni del territorio, cio\u00e8 facilitare il raccordo e la collaborazione con ogni\u00a0ente, pubblico e privato, chiamato a costruire risposte ai diversi bisogni. Occorre soprattutto lavorare\u00a0con continuit\u00e0, nel rispetto dei ruoli e delle specifiche responsabilit\u00e0, per costruire ampie intese\u00a0e realizzare strategie adeguate: dalla prevenzione alla risposta, dalla promozione all\u2019accompagnamento,\u00a0fino al reinserimento delle persone in difficolt\u00e0 nella ordinariet\u00e0 della vita.<\/li>\n<li>Ricollocare l\u2019emergenza nella quotidianit\u00e0. Il servizio pi\u00f9 prezioso che si deve ad una comunit\u00e0\u00a0colpita da emergenza \u00e8 quello di restituirle fiducia valorizzandone il quotidiano, lavorando perch\u00e9\u00a0le tradizioni, la cultura, le ricchezze e le opportunit\u00e0 (prima ancora dei bisogni e delle esigenze) emergano\u00a0e diventino visibili. \u00c8 condizione essenziale perch\u00e9 ciascuno possa ritrovare in s\u00e9 le risorse\u00a0per fronteggiare, prendere in carico e far rientrare le emergenze in cammini di quotidianit\u00e0.<\/li>\n<li>Una carit\u00e0 quotidianamente testimoniata senza clamore attraverso le tende montate, i pasti distribuiti,\u00a0le preghiere insieme, gli incontri nelle \u201ctende Caritas\u201d, i giochi coi bambini e il sostegno dato\u00a0agli anziani, il denaro offerto, quanto si riuscir\u00e0 a ricostruire\u2026. Ridare una casa, una scuola, una\u00a0struttura comunitaria, un\u2019attivit\u00e0 lavorativa a chi attende di cancellare le tracce del terremoto, una\u00a0chiesa a chi prega in una tenda: non \u00e8 questione di mettere bandierine o di apparire nei riflettori\u00a0mediatici, cos\u00ec come non \u00e8 solo questione di soldi e strumenti, ma \u00e8 soprattutto lo \u201cstile Caritas\u201d, di\u00a0solidariet\u00e0 e speranza declinate giorno per giorno, accanto alle persone.<\/li>\n<\/ul>\n<h3><strong>LA PROSSIMIT\u00c0 DELLA CHIESA<\/strong><\/h3>\n<p>La presenza e la prossimit\u00e0 della Chiesa \u00e8 stata infatti immediata attraverso i vescovi ed i parroci coinvolti,\u00a0che fin dal primo giorno stanno condividendo con le comunit\u00e0 l\u2019evolversi della situazione. Le Caritas diocesane\u00a0hanno immediatamente attivato gruppi operativi di supporto, grazie alle Caritas parrocchiali ed al pi\u00f9\u00a0ampio coinvolgimento delle realt\u00e0 diocesane (associazioni, istituti religiosi, gruppi spontanei\u2026) che stanno\u00a0garantendo prossimit\u00e0 e conforto alle famiglie delle vittime ed una assistenza qualificata agli sfollati, con\u00a0particolare attenzione alle situazioni di particolare fragilit\u00e0 (anziani, ammalati, minori, disabili&#8230;) e, territorialmente,\u00a0alle frazioni ed alle piccole realt\u00e0 lontane dai riflettori.<br \/>\nDa tutta Italia sono arrivate, attraverso la rete Caritas, le disponibilit\u00e0 di volontari, beni e servizi che sono\u00a0stati segnalati alle Caritas diocesane coinvolte, soprattutto per un utilizzo a medio-lungo termine nelle forme\u00a0pi\u00f9 utili rispetto agli effettivi bisogni, nella prospettiva di possibili gemellaggi di prossimit\u00e0.<br \/>\nLa Conferenza Episcopale Italiana, che fin da subito ha dimostrato la sua prossimit\u00e0 stanziando un primo\u00a0contributo di 1 milione di euro dai fondi 8xmille per far fronte alle prime urgenze e bisogni essenziali, ha\u00a0invitato \u201cle diocesi, la rete delle parrocchie, degli istituti religiosi e delle aggregazioni laicali [\u2026] ad alleviare\u00a0le difficili condizioni in cui le persone sono costrette a vivere\u201d ed indetto subito una colletta nazionale che\u00a0culminer\u00e0 nella giornata di domenica 18 settembre, in concomitanza con il 26\u00b0 Congresso Eucaristico Nazionale.<br \/>\n<strong>IL COINVOLGIMENTO DELLE CARITAS DIOCESANE\u00a0E DELLE DELEGAZIONI REGIONALI CARITAS<\/strong><br \/>\nFin dalle primissime ore dall\u2019evento, Caritas Italiana ha contattato i direttori delle Caritas diocesane coinvolte\u00a0per testimoniare la prossimit\u00e0 di tutte le Caritas diocesane italiane e manifestare la disponibilit\u00e0 a\u00a0qualsiasi intervento fosse necessario.<br \/>\nFortunatamente il sisma ha coinvolto soprattutto ristrette porzioni di territorio delle diocesi, consentendo a\u00a0queste innanzitutto di attivare tutte le strutture diocesane, le associazioni, gli istituti religiosi, le comunit\u00e0\u00a0parrocchiali non colpite per garantire risposte immediate. Caritas Italiana ha supportato questa azione diretta\u00a0ed immediata mettendo a disposizione una prima somma proveniente dal milione stanziato dalla CEI\u00a0a questo scopo (vedi oltre). Si sono attivate subito anche le delegazioni regionali Caritas territorialmente\u00a0coinvolte (Marche, Lazio, Umbria, Abruzzo-Molise) alle quali \u00e8 stato chiesto di supportare prioritariamente\u00a0le proprie Caritas diocesane interessate, anche con presenze operative in loco (se richiesto dalle Caritas).<br \/>\nAlle altre Caritas diocesane e delegazioni regionali \u00e8 stato chiesto soprattutto di animare le proprie comunit\u00e0\u00a0alla condivisione con le popolazioni colpite, registrando eventuali disponibilit\u00e0 (volontari, tende\u2026) in attesa\u00a0che si delineino le necessit\u00e0 a medio-lungo termine, dopo la fase di emergenza acuta.<br \/>\nVerr\u00e0 anche valutata la possibilit\u00e0 di attivare specifici \u201cgemellaggi\u201d (soprattutto attraverso presenze qualificate\u00a0o supporto\/finanziamento di specifiche progettualit\u00e0) secondo le esperienze felicemente sperimentate\u00a0in analoghe emergenze.<br \/>\nUna delle peculiarit\u00e0 di questo sisma \u00e8 quella di aver causato un gran numero di vittime tra i non residenti,\u00a0soprattutto turisti o persone con forti legami familiari in quei territori. Ad esempio, delle 241 vittime riconosciute\u00a0nella provincia di Rieti, ben 136 erano residenti su altri comuni (soprattutto Roma). Analoga situazione\u00a0\u00e8 stata registrata per le vittime nei comuni marchigiani.<br \/>\nPer questo motivo, si stanno attivando le Caritas diocesane di provenienza delle vittime (soprattutto quelle\u00a0del Lazio e delle Marche) per garantire, attraverso le parrocchie, un adeguato supporto alle famiglie delle\u00a0vittime, anche individuando azioni mirate. Una analoga attenzione sar\u00e0 attivata con le famiglie di vittime\u00a0straniere.<\/p>\n<h3><strong>LE FASI DELL\u2019INTERVENTO CARITAS<\/strong><\/h3>\n<p>In base alla lettura del territorio e dei bisogni della popolazione che le Caritas stanno conducendo nei rispettivi\u00a0territori, a 20 giorni dall\u2019evento si possono delineare le prime linee di sviluppo dell\u2019intervento:<\/p>\n<ul>\n<li>\u00a0emergenza e primo aiuto (fase attuale): sostegno alla popolazione (generi alimentari, prodotti per l\u2019igiene\u2026), allestimento di tende comunitarie, sostegno ai parroci, attenzione alle fragilit\u00e0 (anziani, minori, malati\u2026), supporto alle famiglie delle vittime\u2026<\/li>\n<li>accompagnamento della popolazione (fino alla chiusura delle tendopoli): presenza nelle tendopoli, monitoraggio delle \u201ctende sparse\u201d, attivit\u00e0 di ascolto, animazione delle comunit\u00e0, segretariato sociale, rilevazione dei bisogni\u2026<\/li>\n<li>interventi di sostegno diretto alle famiglie (contributi economici per particolari esigenze, acquisto di arredi, suppellettili, elettrodomestici andati distrutti) ed alle piccole realt\u00e0 economiche a carattere familiare, sia per microinterventi di ripristino di strutture e attrezzature andate distrutte che per l\u2019acquisto (per allevatori e agricoltori) di sementi, concimi o alimenti per il bestiame.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Per questa fase verr\u00e0 impegnata tutta la risorsa messa a disposizione dalla CEI (1 milione di euro), gi\u00e0 in\u00a0parte (250 mila euro) anticipata alle diocesi per le prime necessit\u00e0.<br \/>\nContemporaneamente, \u00e8 stato suggerito alle Caritas diocesane, attraverso il pi\u00f9 ampio coinvolgimento di\u00a0tutte le Diocesi, di immaginare uno specifico \u201cprogetto pastorale\u201d per i territori coinvolti, valorizzandone le\u00a0risorse e le potenzialit\u00e0 presenti.<br \/>\nIn base alla disponibilit\u00e0 che verr\u00e0 garantita dalla colletta nazionale del 18 settembre, potranno essere successivamente\u00a0finanziati progetti di ricostruzione (spazi comunitari, scuole, servizi sociali e caritativi, strutture\u00a0di accoglienza\u2026) o di riabilitazione socio-economica (progetti di animazione e aggregazione, interventi a\u00a0favore di persone in situazione di grave emarginazione, ripristino di realt\u00e0 produttive, sostegno al reddito\u2026).<br \/>\nPer questo motivo, \u00e8 fondamentale il riferimento unitario a Caritas Italiana per quanto riguarda la gestione\u00a0della colletta indetta dalla Conferenza Episcopale Italiana. Questa scelta \u00e8 dettata non solo dalla necessit\u00e0\u00a0di ottemperare alla normativa ecclesiastica (l\u2019Istruzione in Materia Amministrativa della CEI al n.32 stabilisce\u00a0che \u201cle offerte raccolte in occasione delle collette indette dalla CEI o dalla Caritas Italiana per fare fronte\u00a0ad eventi calamitosi devono essere inviate integralmente all\u2019ente collettore\u201d) e civile vigente, ma anche\u00a0per rendere possibile una progettazione degli interventi commisurata alle risorse complessivamente disponibili,\u00a0unitaria e, di conseguenza, equa, evitando interventi diretti e non coordinati che potrebbero creare\u00a0disuguaglianze e disparit\u00e0 di trattamento nei confronti della popolazione appartenente a comunit\u00e0 parrocchiali\u00a0diverse.<\/p>\n<h3><strong>AGGIORNAMENTI DALLE DIOCESI COINVOLTE\u00a0RIETI (Lazio)<\/strong><\/h3>\n<p>Nei comuni della Diocesi di Rieti si \u00e8 registrato il maggior numero di vittime, 245, residenti o provenienti\u00a0da altri comuni o dall\u2019estero. Ad oggi risultano oltre 1.100 persone accolte nei numerosi campi allestiti\u00a0dalla Protezione Civile e nelle tendopoli sorte spontaneamente nelle varie frazioni.<br \/>\nAd Amatrice, il comune maggiormente colpito, il Vescovo ha voluto un presidio fisso della Caritas (\u201ctenda\u00a0Caritas\u201d) costantemente aperto ed un servizio itinerante di ascolto e monitoraggio dei bisogni, con\u00a0particolare attenzione alle situazioni di fragilit\u00e0 (anziani, minori, ammalati\u2026). In tutte le tendopoli vengono\u00a0garantite l\u2019assistenza religiosa (attraverso i parroci o altri presbiteri giunti a supporto), l\u2019ascolto e la\u00a0condivisione. Per le persone che sono gi\u00e0 state trasferite a Rieti, sono state attivate le parrocchie di riferimento.<\/p>\n<p>Rispetto alle numerose persone che non hanno voluto trasferirsi nelle tendopoli e vivono in tende o situazioni\u00a0provvisorie accanto alla propria casa (perch\u00e9 inagibile o per paura), grazie alla disponibilit\u00e0 dei\u00a0gruppi scout locali, \u00e8 stata condotta una mappatura su tutti i comuni (e relative frazioni) coinvolti, rilevando\u00a0le presenze (sia di sfollati che di strutture di soccorso) e garantendo la risposta \u2013 attraverso i magazzini\u00a0Caritas o acquisto diretto di beni \u2013 ai bisogni primari rilevati.<\/p>\n<p>Per le aziende o piccole imprese (es. agricole, allevamento) a carattere familiare, oltre ad un eventuale\u00a0supporto\/segretariato per l\u2019accesso a contributi e agevolazioni (es. attraverso organizzazioni di categoria),\u00a0si sta valutando la possibilit\u00e0 di attivare immediati microinterventi economici per il ripristino di strutture\u00a0danneggiate (es. rifacimento coperture ricovero animali, acquisto attrezzature\/mangimi andate distrutte\u2026).<br \/>\n\u201cAccompagnare, ricostruire e imparare a credere\u201d sono le priorit\u00e0 pastorali delineate dal Vescovo, S.E.\u00a0Mons. Pompili. \u201cAccompagnare significa stare accanto, muoversi al passo degli sfollati che pagano il\u00a0pezzo pi\u00f9 alto, condividere con loro il tratto di strada lungo verso la collocazione in moduli abitativi\u201d. Poi\u00a0la ricostruzione. \u201cAd Amatrice \u00e8 stato montato un ospedale da campo. Ed \u00e8 quello che ci aspetta. Dovremo\u00a0stare accanto a chi \u00e8 stato colpito dopo che i riflettori si spegneranno. Ci vorr\u00e0 una lunga fase di\u00a0ascolto, condivisione e sostegno\u201d. \u201cCi hanno chiesto una spalla per piangere e una mano da stringere\u201d\u00a0per combattere la solitudine. Serve anche \u201cvigilare perch\u00e9 si tenga conto della necessit\u00e0 di dare spazi alla\u00a0comunit\u00e0\u201d. Infine \u201cimparare a credere anche quando tutto \u00e8 privo di senso\u201d.<br \/>\n<strong>ASCOLI PICENO (Marche)<\/strong><br \/>\n50 vittime, paesi completamente distrutti, oltre 1.100 sfollati.<br \/>\nTre i comuni colpiti: Arquata del Tronto (AP), con le sue frazioni Pescara del Tronto (completamente distrutta),\u00a0Spelonga e Pretare; Montegallo (AP) e le frazioni Balzo e Uscerno; Acquasanta Terme (AP).<br \/>\nIl Vescovo, S.E. Mons. D\u2019Ercole, ha condotto personalmente, fin dai primissimi minuti dopo il sisma, gli\u00a0interventi di prossimit\u00e0 umana e di presenza pastorale sui territori coinvolti, accompagnando la Caritas\u00a0diocesana e le altre presenze ecclesiali, tra le quali segnaliamo la pastorale giovanile diocesana che si sta\u00a0prodigando soprattutto nell\u2019organizzazione di attivit\u00e0 per i giovani presenti.<br \/>\nIn tutte le tendopoli \u00e8 stata garantita la presenza del parroco e \u2013 per agevolare una pi\u00f9 celere ripresa\u00a0della attivit\u00e0 pastorale \u2013 di un diacono e di volontari provenienti dal territorio diocesano che fanno operativamente\u00a0riferimento alla Caritas diocesana.<br \/>\nSi sta procedendo con la valutazione dei bisogni (materiali, economici, pastorali) per programmare il\u00a0prosieguo dell\u2019intervento.<br \/>\nUna cura particolare \u00e8 stata riservata alle famiglie delle vittime, anche quelle non residenti nel comuni\u00a0marchigiani, attraverso un costante affiancamento e azioni di supporto, a secondo delle necessit\u00e0. Una\u00a0famiglia sar\u00e0 ospite anche del prossimo Congresso Eucaristico.<br \/>\nLa Caritas di Ascoli Piceno \u00e8 stata affiancata, fin dai primissimi giorni, dalla Delegazione Regionale Caritas\u00a0delle Marche, che ha garantito presenza e prossimit\u00e0 (anche operativa) attraverso i referenti del coordinamento\u00a0emergenze e periodiche visite in loco.<br \/>\n<strong>SPOLETO-NORCIA (Umbria)<\/strong><\/p>\n<p>La situazione di Norcia, prima della scossa dei giorni scorsi, si presentava gi\u00e0 variegata. Alcune frazioni,\u00a0come San Pellegrino (150 abitanti stabili) presentavano molti danni, con case distrutte.<br \/>\nC\u2019\u00e8 ora un numero imprecisato di persone che sta dormendo in macchina, non solo perch\u00e9 vogliono stare\u00a0davanti alla casa o alla stalla crollata, ma perch\u00e9 ritengono che l\u2019automobile sia l\u2019unico luogo sicuro\u00a0dove passare la notte.<br \/>\nGli sfollati in alta Valnerina sono almeno un migliaio. Al di fuori del territorio del comune di Norcia, c\u2019\u00e8\u00a0gente sfollata a Monteleone di Spoleto, a Preci e, soprattutto, a Cascia dove, nella frazione di Avendita,\u00a0sono stati dichiarati inagibili gli alloggi popolari che ospitavano sette famiglie, ora accolte nelle tende.\u00a0\u00c8 stata effettuata una attenta mappatura delle realt\u00e0 economiche presenti nel territorio per poter avviare,\u00a0quanto prima, specifici interventi a supporto delle realt\u00e0 pi\u00f9 fragili, o scarsamente raggiunte\u00a0dall\u2019intervento della protezione civile.<\/p>\n<p><strong>CAMERINO-SAN SEVERINO MARCHE (Marche)<\/strong><br \/>\nLe situazioni pi\u00f9 problematiche si segnalano ad Ussita (10 le case inagibili e 70 le persone in tenda) e\u00a0Sant\u2019Angelo sul Nera (12 le case inagibili e 60 le persone che vivono nelle tende). Altre famiglie hanno\u00a0trovato accoglienza presso parenti o vicini.<\/p>\n<p><strong>FERMO (Marche)<\/strong><br \/>\nNel Comune di Amandola (Fermo) sono 20 le famiglie con grave disagio dovuto alla perdita\u00a0dell\u2019abitazione. \u00c8 attiva una tendopoli che accoglie circa 90 persone, dove \u00e8 stato allestito anche uno<br \/>\nspazio (tenda) per attivit\u00e0 dei ragazzi ed anziani. A Montefortino (Fermo) ci sono 20 famiglie sfollate, accolte\u00a0in una tendopoli che ospita circa 110 persone. A Gualdo Amandola (Macerata) sono 5-6 le famiglie\u00a0sfollate, anche se non risultano tendopoli; le famiglie hanno trovato sistemazione temporanea presso\u00a0amici e parenti. Numerosi problemi si registrano per le case in campagna e nelle frazioni. Nel Comune di\u00a0Sant\u2019Angelo in Pontano (Fermo) ci sono famiglie sfollate e con case inagibili; le famiglie sono ospitate\u00a0presso un albergo di Urbisaglia, con il supporto del Comune. A Falerone (Fermo) sono 4 le famiglie sfollate\u00a0(la case sono agibili, ma a rischio perch\u00e9 vicino alla torre del Comune a rischio crollo). \u00c8 stato allestito\u00a0un campo presso il palazzetto sportivo. A Monte San Martino (Fermo) sono segnalate 3 famiglie sfollate.<br \/>\nA Monte Giberto (Fermo) si segnalano 3 famiglie sfollate: \u00e8 attiva una piccola tendopoli, allestita\u00a0dal Comune con la protezione civile comunale presso la palestra. A Loro Piceno (Macerata) ci sono 12\u00a0famiglie sfollate: non \u00e8 stato allestito un campo, le famiglie sono state sistemate tramite amici, parenti\u00a0ed accordi con un albergo vicino. A Montappone (Fermo) ci sono 2 famiglie sfollate; non \u00e8 stato allestito\u00a0un campo, le famiglie sono state sistemate tramite amici e parenti. A Montegiorgio (Fermo) e Penna San\u00a0Giovanni (Macerata) sono segnalati danni solo agli immobili.<\/p>\n<p><strong>MACERATA-TOLENTINO-RECANATI-CINGOLI-TREIA (Marche)<\/strong><br \/>\nLe Parrocchie interessate dal sisma sono 14, distribuite su 5 comuni civili: Colmurano, Urbisaglia, Pollenza,\u00a0Tolentino e Treia. Le persone sfollate sono circa 230 e hanno trovato assistenza dai rispettivi Comuni\u00a0attraverso, alberghi, alloggi pubblici, monasteri, tende di Protezione Civile, rimanendo comunque nel\u00a0contesto sociale di origine.<\/p>\n<p><strong>L\u2019AQUILA (Abruzzo-Molise)<\/strong><br \/>\nLa Protezione civile segnala sfollati (soprattutto per paura delle scosse notturne) nei comuni di Campotosto,\u00a0Montereale, Capitignano e Cagnano Amiterno (circa 350 persone). A Montereale il Comune, attraverso\u00a0la protezione civile regionale, ha attrezzato una tenda grande nel paese e altre piccole nelle frazioni,\u00a0dove chi vive nella paura pu\u00f2 passare la notte.<br \/>\nLa diocesi \u00e8 impegnata anche nel sostegno\/supporto ai circa 20 anziani trasferiti dalla \u201cCasa don Minozzi\u201d\u00a0di Amatrice a quella di Ofena (AQ), con presenze periodiche di volontari anche della Caritas di Sulmona e\u00a0della Pro-Loco di Navelli.<br \/>\nLa Caritas diocesana \u00e8 inoltre attiva nel supporto alle famiglie (14) accolte nelle strutture del \u201cPiano\u00a0C.A.S.E.\u201d e M.A.P presenti nel comprensorio di L\u2019Aquila e frazioni e in alcuni comuni limitrofi. In particolare\u00a0si segnalano sette famiglie accolte a Coppito, tre a Sant\u2019Elia, due a Cese di Preturo, una a Roio Poggio\u00a0e Ocre.<br \/>\nLa Caritas segnala la propria collaborazione con Progetto VELINO FOR CHILDREN-sisma 2016 (che coinvolge\u00a0la Comunit\u00e0 Montana del Velino, capofila per i servizi distrettuali con l\u00b4Universit\u00e0 degli Studi\u00a0dell\u00b4Aquila, il CNR Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione, in collaborazione il Comune di Rieti,\u00a0con Cesv ed enti di varia natura) nato per fornire risposte efficaci alla popolazione in et\u00e0 scolare, alle\u00a0famiglie, alle scuole, sia nell\u00b4immediata emergenza che nel post-emergenza.<\/p>\n<p><strong>TERAMO-ATRI (Abruzzo-Molise)<\/strong><br \/>\nFortunatamente non si registrano vittime, ma significativi sono stati i danni al patrimonio edilizio. La\u00a0Protezione civile segnala la presenza di sfollati (soprattutto per paura delle scosse notturne) nei comuni\u00a0di Valle Castellana e Rocca Santa Maria (circa 200 persone).<br \/>\nLa Caritas segnala altri sfollati nei comuni di Crognaleto, Valle San Giovanni, Montorio al Vomano, Isola\u00a0del Gran Sasso, Torricella Sicura, Cortino. Si tratta perlopi\u00f9 di persone accolte presso familiari o amici.<\/p>\n<h3><strong>LE CIFRE UFFICIALI<\/strong><\/h3>\n<p>295 vittime, migliaia di sfollati, danni ingenti al patrimonio edilizio pubblico e privato, alle chiese, alle strutture\u00a0economiche. Questi i dati principali del sisma che ha colpito, nelle prime ore del 24 agosto scorso il\u00a0Centro Italia, al quale sono seguite \u2013 nelle prime due settimane \u2013 oltre seimila repliche, che stanno duramente\u00a0provando le popolazioni coinvolte. E maltempo e inverno sono alle porte.<\/p>\n<p>Nel \u201ccratere\u201d attualmente sono compresi 17 comuni di 7 diocesi (Rieti, Ascoli Piceno, Spoleto-Norcia, Fermo,\u00a0San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, L\u2019Aquila, Teramo-Atri) su 4 regioni ecclesiastiche\u00a0(Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo-Molise).<br \/>\nIn particolare, si tratta dei comuni di Accumoli, Amatrice, Cittareale (Diocesi di Rieti), Acquasanta Terme,\u00a0Arquata del Tronto, Montegallo (Diocesi di Ascoli Piceno), Cascia, Norcia, Monteleone di Spoleto, Preci (Diocesi\u00a0di Spoleto), Montefortino (Diocesi di Fermo), Montemonaco (Diocesi di San Benedetto del Tronto),<br \/>\nMontereale, Capitignano, Campotosto (Diocesi di L\u2019Aquila), Valle Castellana, Rocca Santa Maria (Diocesi di\u00a0Teramo).<br \/>\nSecondo i dati della Protezione Civile, al 10 settembre sono 4.490 le persone assistite (presso tendopoli,\u00a0campi spontanei, altri alloggi) di cui quasi duemila nelle Marche, poco pi\u00f9 di mille rispettivamente nel Lazio\u00a0e in Umbria e quasi trecento in Abruzzo. Solo 160 le persone che hanno deciso di trasferirsi negli alberghi a\u00a0San Benedetto del Tronto. A questi numeri \u201cufficiali\u201d certamente vanno aggiunte altre situazioni non censite\u00a0(es. residenti dei comuni\/frazioni nell\u2019area di interesse del sisma che, soprattutto per paura, continuano\u00a0ad alloggiare fuori casa) e chi si \u00e8 autonomamente spostato presso parenti o amici in altri comuni del territorio.<br \/>\nFortunatamente, nei primi rilievi effettuati sugli edifici privati, oltre il 60% (sui 756 sopralluoghi effettuati al\u00a09 settembre dalla Protezione civile, a partire dagli immobili meno colpiti) risultano agibili; agibili anche il\u00a070% delle scuole e degli edifici pubblici.<br \/>\nGli edifici di culto e le strutture pastorali parrocchiali e diocesane hanno subito danni su quasi tutto il territorio\u00a0coinvolto dal sisma.<br \/>\nLa Protezione Civile (che ha stimato la presenza di oltre 5 mila soccorritori in questi primi giorni) ha predisposto\u00a0un piano che prevede la realizzazione di abitazioni provvisorie entro sette mesi (marzo 2017), mentre\u00a0procedono le operazioni di soccorso (in alcune frazioni si sta ancora scavando alla ricerca di eventuali\u00a0altre vittime) e di assistenza alla popolazione.<br \/>\nIn questa prima fase, lo Stato garantisce un \u201ccontributo di autonoma sistemazione\u201d di 200 euro a persona\u00a0(pi\u00f9 alto per particolari fragilit\u00e0) per un massimo di 600 euro a famiglia per opta per l\u2019accoglienza presso\u00a0parenti o stipulando autonomamente contratti d\u2019affitto. In alternativa, si stanno censendo le seconde case\u00a0agibili della zona (attraverso il progetto \u201cAmatrice solidale\u201d) oppure alberghi e altre strutture ricettive soprattutto\u00a0nel litorale adriatico ed a Rieti dove accogliere gli sfollati disponibili a spostarsi. Per i titolari di aziende\u00a0agricole o con animali da accudire, sar\u00e0 possibile avere una sistemazione temporanea (es. container)\u00a0da collocare vicino casa, dopo le opportune valutazioni.<\/p>\n<p><strong>GLI STRANIERI COINVOLTI<\/strong><\/p>\n<p>Dal punto di vista delle vittime, \u00e8 stata una tragedia che ha accomunato residenti, turisti da altre provincie\u00a0e stranieri. Di quest\u2019ultima categoria, sono state 18 le vittime, di cui dieci romeni, tre inglesi, una spagnola,\u00a0un albanese, una italo-filippina, una salvadoregna e un afgano.<\/p>\n<p>Storie diverse tra loro, accomunate in un unico, tragico, finale. I londinesi Maria e William Hennicker Gotley\u00a0sono morti nella loro casa a Sommati, insieme al figlio di una coppia di connazionali, Marcos Burnet. Sook\u00a0Mancini, origini filippine, ma nata in Corea del Sud, \u00e8 morta mentre era in vacanza con il compagno Diego\u00a0Galante. Maricica Iosub era cameriera in un ristorante di Amatrice. Non ce l\u2019ha fatta Emanuel Bulmoaga, di\u00a0soli 11 anni. Nel sisma ha trovato la morte la spagnola Ana Huete Aguilar, 27 anni, ad Amatrice con il compagno\u00a0italiano. Deceduta Aurelia Daogaru, 34 anni, impegnata nel volontariato e residente a Nettuno. Come\u00a0lei, originarie della Romania anche Giorgeta Braier, 59 anni, Steluta Novac, 47 anni, Violeta Moldovan,\u00a037 anni ed Elena Olaru, 67 anni, badante. Da dieci anni in Italia, anch\u2019essi romeni, erano Simona e Victor\u00a0Paunescu. Aura Popa, 42 anni, viveva a Sezze: il sisma ha ucciso lei, il marito e la figlia. Viveva ad Amatrice il<br \/>\ntrentenne Erion Toro, di origine albanese. Rosaura Valiente Oviedo, 59 anni, era originaria di El Salvador,\u00a0ma viveva ad Amatrice.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL PERCORSO UNITARIO DI INTERVENTO A poco pi\u00f9 di due settimane dall\u2019evento, dopo aver accompagnato e sostenuto il lavoro delle 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