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	<title>Caritas Diocesana Bari-Bitonto</title>
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	<description>Dalla parte di... chi ha bisogno</description>
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		<title>PER UNA CHIESA … AL PUNTO DI PARTENZA &#8211; DOMENICA 20 MAGGIO 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 17:18:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Caputo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti Vangelo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><span style="color: #993300;"><em><strong> Dal Vangelo secondo MarcO (MC 16, 15-20)</strong></em></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><em> <img class="alignleft" src="http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/icone/BP080.jpg" alt="" width="133" height="170" />In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà </em></span>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #993300;"><em><strong> Dal Vangelo secondo MarcO (MC 16, 15-20)</strong></em></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><em> <img class="alignleft" src="http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/icone/BP080.jpg" alt="" width="133" height="170" />In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».</em></span><br />
<span style="color: #993300;"><em> Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. </em></span><br />
<span style="color: #993300;"><em> Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano. </em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>PER UNA CHIESA … AL PUNTO DI PARTENZA</strong></p>
<p>Sembrano essere le ultime raccomandazioni di Gesù’ ai suoi discepoli prima di salire al cielo, ma in realtà sono i compiti che lo stesso indica a loro, come a noi, per vivere e per essere una comunità in cammino.</p>
<p>Anzitutto proclamare il Vangelo a tutti. Non si tratta di un semplice invito, ma di un impegno. E’ necessario che non ci si limiti a comunicare la buona notizia ai vicini, ma che si deve procedere verso anche verso coloro che apparentemente sono distanti. Tutti possono aderire alle proposte del Maestro e tutti vedono cercare di essere raggiunti. Gesù non vuole la salvezza di una singola categoria di persone, ma di tutti gli uomini. Non divide il mondo in ricchi e poveri, poiché anche quando con veemenza si rivolge verso loro li invita a condividere con i deboli le loro ricchezze economiche e culturali, perché non solo la vita dei più poveri sia migliore, ma anche la loro stessa condizione lo sia.  L’adesione attraverso il battesimo diventa la risposta concreta a quella proposta di conversione che non richiede la formalità di un rito, ma l’impegno ad essere protagonisti affinché tutti si amino.</p>
<p>I segni perché ciò avvenga sono altrettanto espliciti da parte del Risorto.</p>
<p><strong>Scacciare i dèmoni: </strong>è l’impegno a lottare contro il male. E’ il non aderire ad essere alle logiche perverse delle violenze e a non sottomettere gli altri per far emergere la superiorità del più forte. Il male si combatte con la preghiera e con la testimonianza forte della non strumentalizzazione dell’altro ai propri bisogni di materialità. Denigrare l’altro o non prendere mai una decisione lasciano terreno fertile al maligno. Nel campo del Signore bisogna vivere fianco a fianco anche con chi tenta in tutti i modi di estirpare quanto di bene si voglia realizzare.</p>
<p><strong>Parlare lingue nuove: è </strong>l’impegno a comunicare con tutti i mezzi, la notizia dell’amore di Gesù. Non si tratta di avere timore che qualcuno non aderisca. Per parlare la lingua del Vangelo non è richiesta la laurea, ma le braccia allargate, le mani sporche di servizio e le gambe resistenti alla fatica del camminare. Il vangelo si deve annunziare nelle case, negli uffici, nelle aule parlamentari e nelle stanze dei tuguri. E’ una lingua universale quella dell’amore che non ha bisogno d’interpreti.</p>
<p><strong>                  Imporre le mani agli ammalati. </strong>È l’impegno a schierarsi dalla parte degli ultimi, dei poveri, dei dimenticati, dei cassintegrati, dei senza-casa, dei senza-lavoro, dei delusi e degli abulici. Si guarisce se si rendono protagonisti e si considerano persone. Cioè un affetto, una premura, un’attenzione e un servizio in modo che le persona anche nella malattia e nell’infermità, possa in qualche modo star bene.</p>
<p>Per salire al cielo bisogna avere i piedi a terra! Senza questa solidità si resta ancorati e si precipita nel caos delle indecisioni. Se desideriamo essere una comunità in cammino non dobbiamo mai dimenticare che i confini del mondo sono solo un immaginario umano che hanno il funto finale in quello di partenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il direttore</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Don Antonio Ruccia</p>

                            <div id="aspdf">

                                <a href="http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/wp-content/plugins/as-pdf/generate.php?post=2298">
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		<title>La comunità fuori stagione &#8211; Domenica 13 Maggio 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 17:17:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Caputo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti Vangelo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><span style="color: #993300;"><em><strong>Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,9-17)</strong> </em></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><em> <img class="alignleft" src="http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/icone/BP060.jpg" alt="" width="132" height="170" />In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io </em></span>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #993300;"><em><strong>Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,9-17)</strong> </em></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><em> <img class="alignleft" src="http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/icone/BP060.jpg" alt="" width="132" height="170" />In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.</em></span><br />
<span style="color: #993300;"><em> Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. </em></span><br />
<span style="color: #993300;"><em> Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».</em></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">            <strong>La comunità fuori stagione</strong></p>
<p>Sembrerebbe facile il passaggio da servi ad amici, ma in realtà rivela una scelta che è indispensabile per realizzare tutto ciò: l’osservanza dei comandamenti. Quali? Semplicemente quelli contenuti nel Decalogo dove oltre ad amare Dio, non nominarlo invano, santificare le feste e i genitori, non desiderare donne e cose altrui, non commettere peccati contro la sessualità e il pronunziare sempre la verità oppure qualcosa che non appare palesemente e immediatamente?</p>
<p>Se tutto derivasse dalla messa in pratica di queste antiche norme consegnate da Jahvè a Mosè credo che il problema sarebbe risolto. In realtà c’è qualcosa di più grande e più importante che è necessario mettere in pratica per raggiungere l’obiettivo indicato da Gesù in quell’<em>amarsi gli uni gli altri</em>.       Infatti, i servi eseguono gli ordini e non hanno facoltà né di discuterli, né di evitarli. Gli amici, al contrario, si confrontano e li realizzano senza la pretesa di far emergere il proprio parere su quello altrui.</p>
<p>La chiesa dei servi non porta frutti! Produce un raccolto preconfezionato e standardizzato. E’ fatta da persone ossequianti e osservanti che guardano a distanza chi non condivide o non conosce il Vangelo. La comunità degli amici che cercano di amarsi gli uni gli altri produce frutti “di stagione”. E’ la comunità fatta di esperienze di fraternità e piena di entusiasmi. Spesso però finisce nel dimenticatoio. Si spegne di fronte alle prime difficoltà e resta nei ricordi dell’età adolescenziale vissuta e lasciata alle spalle.</p>
<p>La comunità degli amici che si amano gli uni gli altri produce <strong>frutti fuori stagione</strong>, quando nessuno se li aspetta. E’ questa la vera novità del Vangelo. I frutti fuori stagione sono i contatti umani con gli assenti, i lontani, i “poco di buono”, i dimenticati, i “fuoriusciti” dalle sacrestie, i “senza futuro”. La comunità che produce questi frutti non è quella delle quaresime e delle manifestazioni popolari di massa che tenta di unire la fede al folklore, ma quella che riscopre Gesù Cristo come l’amico di Zaccheo, di Pietro come di Matteo per finire ai tanti “Giuda” appesi agli alberi dei propri rimorsi.</p>
<p>La comunità fuori stagione non né ristretta, né limitata a spazi e tempi determinati. E’ la comunità degli amici di Gesù che vanno oltre il tempo e lo spazio perché si sforzano di amare anche quando hanno difficoltà.</p>
<p>Il direttore</p>
<p>Don Antonio Ruccia</p>

                            <div id="aspdf">

                                <a href="http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/wp-content/plugins/as-pdf/generate.php?post=2296">
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		<item>
		<title>LA CHIESA CHE … PORTA (PIU’) FRUTTO &#8211; Domenica 6 Maggio 2012</title>
		<link>http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/index.php/2012/05/la-chiesa-che-porta-piu-frutto-domenica-6-maggio-2012/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 06:52:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Caputo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti Vangelo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong><span style="color: #993300;"><em>Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,1-8) </em></span></strong></p>
<p><span style="color: #993300;"><em> <img class="alignleft" src="http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/icone/BP050.jpg" alt="" width="86" height="114" />In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta </em></span>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #993300;"><em>Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,1-8) </em></span></strong></p>
<p><span style="color: #993300;"><em> <img class="alignleft" src="http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/icone/BP050.jpg" alt="" width="86" height="114" />In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.</em></span><br />
<span style="color: #993300;"><em> Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. </em></span><br />
<span style="color: #993300;"><em> Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>LA CHIESA CHE … PORTA (PIU’) FRUTTO</strong></p>
<p><strong>            </strong>I versetti di questo brano evangelico non sono certamente annoverabili in un classico dei discorsi fatti da Gesù ai suoi discepoli. In essi c’è un’autentica strategia che ha come obiettivo quella di portare frutti abbondanti. Tale fine non è raggiungibile senza un itinerario che preveda tappe intermedie affinché non si debba mai ritenere il lavoro della quotidianità semplicemente una routine “<em>pro forma</em>” e senza futuro.</p>
<p>Eccone i momenti essenziali che evinciamo:</p>
<ul>
<li><strong>Rimanere</strong>: non si tratta di uno stare nell’indifferenza, ma nel ricercare attraverso il discernimento tutti gli strumenti necessari perché i frutti siano ottimi. E’ il tempo della <em>chiesa dell’incisività</em> che non si limita a continuare con i soliti slogan le sue azioni evangelizzatrici, ma che studia, approfondisce e discute come, attraverso il confronto comunitario, è necessario che si ottenga l’obiettivo da raggiungere. E’ la chiesa che incide senza fare a meno della catechesi e che non limita i suoi fedeli al semplice ascolto. E’ la chiesa che non crede e non crederà mai nella passività dei suoi fedeli, ma che li vuole protagonisti e attivi evangelizzatori senza sentirsi globalizzati.</li>
<li><strong>Potare</strong>: non è il recidere quel qualcosa per far emergere una parte sull’altra. Dispiace vedere che ancora i traduttori rendono il termine con ‘potare’  che non è quello adoperato dall’evangelista. Il verbo adoperato da Giovanni è ‘purificare’, non ‘potare’. Sono due cose completamente diverse. Cosa significa</li>
<li>purificare? Il Padre che ha a cuore che il tralcio porti più frutto sa individuare quegli elementi nocivi, quelle impurità, quei difetti che ci sono nel tralcio e lui provvede a eliminarli. Questo è importante, l’azione è del Padre; non deve essere il tralcio a centrarsi su sé stesso, ad individuare i propri difetti e cercare di eliminarli, perché centrandosi su sé stesso farà un danno irreversibile. E’ il cercare di portare frutti migliori. E’ il tempo della conversione ed è questo il secondo momento dell’itinerario. E’ il momento in cui si è certi che le opzioni sono necessarie e fondamentali. E’ la chiesa che crede nel futuro e se taglia, lo fa con una cognizione di causa: amare di più. E’la strategia della riconciliazione, del perdono, dell’oblatività. E’ la chiesa che crede nei giovani, che si spende con i ragazzi degli oratori, con la sua presenza nelle aule scolastiche e nei cortili più abbandonati. E’ la chiesa delle sollecitazioni e del dialogo aperto verso il mondo dei lontani. E’ la chiesa che apparentemente taglia una parte di sé ritenendola inutile, ma che in realtà progetta amore infinito.</li>
<li><strong>Essere discepoli</strong>: questa è vera novità! Non si può essere una chiesa qualunque, ma una comunità della vera evangelizzazione. Non è fatta dai missionari che passano un attimo e … poi lasciano un ricordo. E’ la comunità dei nuovi cristiani che camminano accanto a … tutti!  E’ la comunità dei più! Non è quella delle sufficienze e delle ripetitività, ma quella di chi crede che il Vangelo debba raggiungere quanti oggi non lo conoscono più. E’la comunità che s’impegna nell’alfabetizzazione della fede e che sa amare anche quando sembra impossibile. E’ la chiesa che non si arrende anche quando qualcuno le indica la strategia “del quieto vivere”.</li>
</ul>
<p>Nel campo di questa vigna non si miete una volta l’anno, ma ogni volta che i grappoli diventano frutti da donare. Tutto ciò nella certezza che il domani porterà, seguendo il medesimo itinerario, la garanzia di frutti migliori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il direttore</p>
<p>Don Antonio Ruccia</p>

                            <div id="aspdf">

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		</item>
		<item>
		<title>SENZA TEMPO E SENZA SPAZI &#8211; Domenica 29 Aprile 2012</title>
		<link>http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/index.php/2012/04/senza-tempo-e-senza-spazi-domenica-29-aprile-2012/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 17:16:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Caputo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti Vangelo]]></category>
		<category><![CDATA[commenti al Vangelo]]></category>
		<category><![CDATA[vangelo domenicale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><span style="color: #993300;"><strong><em>Dal Vangelo secondo Giovanni(Gv 10,11-18) </em></strong></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><em> <img class="alignleft" src="http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/icone/BP040.jpg" alt="" width="127" height="170" />In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – </em></span>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #993300;"><strong><em>Dal Vangelo secondo Giovanni(Gv 10,11-18) </em></strong></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><em> <img class="alignleft" src="http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/icone/BP040.jpg" alt="" width="127" height="170" />In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. </em></span><br />
<span style="color: #993300;"><em> Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. </em></span><br />
<span style="color: #993300;"><em> Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">         <strong>   SENZA TEMPO E SENZA SPAZI</strong></p>
<p>Gesù non ha difficoltà a definirsi il Buon Pastore in un contesto seminomade della Palestina. Definisce in questo modo le coordinate del pastore che ancora oggi sono fondamentali per la realizzazione di un’evangelizzazione che sempre dev’essere nuova.</p>
<p>Il pastore è colui che non rapisce e non disperde il gregge. Il suo ruolo, infatti, è quello di riunire e di coordinare le forme più idonee perché tutti conoscano il messaggio evangelico. Il rapporto biunivoco che tracima tra pastore e gregge non può essere quello della dipendenza, ma della stretta corresponsabilità. L’efficacia dell’azione pastorale non si verifica dalla leadership di chi conduce, ma da quanto questi riesce a far realizzare le proposte.</p>
<p>E’ per questo che il recinto del gregge non ha barriere protettive, né reticolati che impediscono il confronto e il dialogo tra pastore e gregge. Anzi il pastore cerca e ricerca soprattutto le pecore lontane, quelle che tendono ad allontanarsi o a dileguarsi verso ovili che mai troveranno.</p>
<p>La comunità del futuro non può circoscrivere gli ovili e delimitarli. Essa deve esercitarsi nella conoscenza e nella logica di una presenza sempre più attiva nelle famiglie, nei territori dimenticati, nell’educazione dei ragazzi, nella formazione giovanile, nel responsabilizzare un laicato ad una cittadinanza attiva e nel non temere di essere impopolare se ridisegna i confini del proprio agire.</p>
<p>La comunità del Buon Pastore non ha né murature, né steccati protettivi. E’ una comunità di persone amate e amanti del bene e del bello. E’ una chiesa dove ognuno non vive ai margini, ma né è protagonista.</p>
<p>La comunità del Buon Pastore non è un’ideale, né un’utopia: è solo la casa che Gesù ci chiede di abitare senza tempo e senza spazi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il direttore</p>
<p>Don Antonio Ruccia</p>
<p>&nbsp;</p>

                            <div id="aspdf">

                                <a href="http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/wp-content/plugins/as-pdf/generate.php?post=2288">
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		<title>CARITAS – PROGRAMMA PER IL MESE DI MAGGIO &#8211; 2012</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 17:20:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Caputo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avvisi]]></category>
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160;</p>
<p><img class="size-full wp-image-2271 aligncenter" title="maggio2012" src="http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/img/uploads/2012/04/maggio2012.png" alt="" width="198" height="143" /></p>
<p>&#160;</p>
<p><strong>Il tempo pasquale è un’occasionale importante per vivere la dimensione della fraternità cristiana nello spirito della carità. Tutte le prime comunità cristiane si modellavano proprio partendo dalla concretizzazione del messaggio del Risorto non dimenticando i meno fortunati. Lasciamoci </strong>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img class="size-full wp-image-2271 aligncenter" title="maggio2012" src="http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/img/uploads/2012/04/maggio2012.png" alt="" width="198" height="143" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il tempo pasquale è un’occasionale importante per vivere la dimensione della fraternità cristiana nello spirito della carità. Tutte le prime comunità cristiane si modellavano proprio partendo dalla concretizzazione del messaggio del Risorto non dimenticando i meno fortunati. Lasciamoci guidare da Maria, madre dei poveri e Ausiliatrice d’amore rilanciando la dimensione pedagogico-educativa dell’agape fraterno. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3></h3>
<h3><strong><img class="alignright" src="http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/img/quaresima2011/casaRagazzeMadri.png" alt="" width="158" height="122" /></strong><span style="color: #993300;"><strong>Domenica 20 Maggio  </strong></span><strong><br />
</strong></h3>
<h2><strong>Appuntamento annuale per la Casa per ragazze-madri “Maria di Nazaret” presso la Parrocchia S. Alberto in Bari/Palese</strong></h2>
<p><strong>Ore 18.30 S. Messa</strong></p>
<p><strong>Ore 19.30 Fraternità con tutti e tutte<br />
</strong></p>
<p><strong>E’ stato prodotto un cd del lavoro svolto</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><img class="size-full wp-image-2272 alignleft" title="memoria_fedelta_profezia" src="http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/img/uploads/2012/04/memoria_fedelta_profezia.png" alt="" width="114" height="165" /></strong><strong>Vorrei consigliarvi l’approfondimento di quanto l’Arcivescovo ha fatto nel Convegno Nazionale della Caritas e la conseguente concretizzazione che trovate sul testo pubblicato</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><img class="wp-image-2273 alignright" title="maria-donna-e-madre-di-tutti" src="http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/img/uploads/2012/04/maria-donna-e-madre-di-tutti.png" alt="" width="113" height="180" /></strong></p>
<p><strong>e sulla figura di Maria, donna e madre di tutti per vivere il mese mariano.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per coloro che intendono svolgere il Volontariato presso il Dormitorio dei Senza Fissa Dimora : <a title="Contatti" href="http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/index.php/contatti/">contatti</a>.<br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>LA CHIESA DELLA CONSUMAZIONE &#8211; Domenica 22 aprile 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 17:40:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Caputo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti Vangelo]]></category>
		<category><![CDATA[commento al vangelo]]></category>
		<category><![CDATA[vangelo domenicale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong><em><span style="color: #993300;">Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,35-48)</span> </em></strong><br />
<em><span style="color: #993300;"> <img class="alignleft" src="http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/icone/BP030.jpg" alt="" width="130" height="170" />In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.</span></em><br />
<em><span style="color: #993300;"> Mentre essi parlavano di queste cose, </span></em>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="color: #993300;">Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,35-48)</span> </em></strong><br />
<em><span style="color: #993300;"> <img class="alignleft" src="http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/icone/BP030.jpg" alt="" width="130" height="170" />In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.</span></em><br />
<em><span style="color: #993300;"> Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.</span></em><br />
<em><span style="color: #993300;"> Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».</span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>LA CHIESA DELLA CONSUMAZIONE</strong></p>
<p>I discepoli di Emmaus stavano ancora riferendo quanto avevano vissuto sulla strada. La loro esperienza di dis-perazione era diventata di pre-parazione verso quanto avrebbero dovuto compiere nel futuro. La loro incapacità a vedere Gesù dipendeva dall’aver creduto che il Maestro avrebbe sovvertito la situazione socio-politica d’Israele e non vederli impegnati in prima persona per la salvezza integrale dell’uomo.</p>
<p>Lo avevano riconosciuto mentre spezzava il pane tra loro e avrebbero voluto afferrarlo. Gesù, invece, scomparendo gli propone di mettersi in cammino. Un cammino fatto di corsa per lasciare la lentezza di un prima che gli avrebbe impedito di annunziare quanto avevano vissuto.</p>
<p>Dopo l’esperienza dei viandanti di Emmaus toccò anche ad altri. E’ qui che Gesù indica il cammino da intraprendere per progettare un’esperienza che non poteva  limitarsi allo spavento e alla meraviglia, ma che doveva trasmettere un vero e proprio contenuto d’amore.</p>
<p><strong>Le mani e i piedi bucati</strong> sono segni che indicano come il Cristo non è un fantasma, ma una persona concreta e reale. Non si può, né si deve credere nell’immaginario e nell’illusorio. E’ necessario avere la consapevolezza che questi segni apparenti della sconfitta sono, al contrario, le credenziali indispensabili per indicare la strada nuova da percorrere. Non è la strada dell’evasione, ma quella della <strong>consumazione. </strong> La comunità ecclesiale oggi sembra evadere le scelte e soprattutto ritardare d’impegnarsi nella missione. Sembra il più delle volte uscita da un centro estetico piuttosto che avere le sue mani e il suo costato trafitto dalla stanchezza e dall’impegno.</p>
<p><strong>La comunità della consumazione</strong> si poggia, secondo le indicazioni del Risorto, sulla consumazione nata dall’Eucarestia e dalla spigolatura attenta della Parola. Questa comunità non si ritrae davanti all’indifferenza che la vorrebbe solo accondiscendente per giustificare i propri interessi. Quanti cristiani oggi … preferiscono questa strada! E’ quella degli incantati, dei salotti frequentati dalle signore di buona famiglia, delle conferenze strappapplausi, degli estetismi linguistici che cura con attenzione mani e costato affinché non siano scalfiti ma conservati.</p>
<p>Non è più il tempo della chiesa degli attendisti e delle convenienze che scappa dinanzi alle paure. E’ tempo della chiesa delle responsabilità che si consuma nell’andare a predicare a tutti che solo il perdono e la pace possono cambiare le situazioni dell’umanità. E’ il tempo di mettersi per strada e raggiungere tutti, senza attendere altre albe, che forse non verranno mai. E’ il tempo di quanti non vorranno più accontentarsi delle liturgie impacchettate, ma cercheranno di andare in massa alla ricerca dei giovani nei luoghi dove la liturgia diventa solo movida.</p>
<p><strong>La comunità della consumazione</strong> non accetta né le tangenti, né i soldi sottobanco di certe feste patronali finite nelle casse personali o al limite in quelle parrocchiali; né tanto meno la morale del lassismo o del perbenismo. Essa mostra i segni della gioia del dono che apparentemente scandalizza, ma che in realtà è portatrice di salvezza e d’amore. La chiesa “dei consumati” non passa per una cura di fitness, ma è  senza tempo e senza spazio. Il suo campo d’azione è un mondo assetato di conoscere e vedere che il Cristo non è uno sconfitto, ma semplicemente un <strong>consumato e un condensato d’amore per tutti.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il direttore &#8211; Don Antonio Ruccia</p>

                            <div id="aspdf">

                                <a href="http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/wp-content/plugins/as-pdf/generate.php?post=2284">
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		<item>
		<title>LA CHIESA DELLA DOMENICA &#8211; Domenica 15 Aprile 2012</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 16:25:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Caputo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti Vangelo]]></category>
		<category><![CDATA[commento al vangelo]]></category>
		<category><![CDATA[vangelo domenicale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>VANGELO </strong><em>(Gv 20,19-31)</em></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/icone/BP020.jpg" alt="" width="77" height="98" />La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>VANGELO </strong><em>(Gv 20,19-31)</em></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/icone/BP020.jpg" alt="" width="77" height="98" />La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.<br />
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».<br />
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».<br />
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».<br />
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>LA CHIESA DELLA DOMENICA</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E’ l’esperienza più bella che possa esserci quella di vedere la comunità ecclesiale riunita intorno all’Eucarestia nel giorno domenicale. E’ il giorno della risurrezione e della festa senza tramonto, dove i piccoli, i ragazzi, i giovani e gli adulti diventano una grande famiglia.</p>
<p>Il DNA che unisce le diverse età sta nel credere che l’esperienza della comunità non può essere per quelli dei rintanati dalla paura, né un occasionale incontro con il Cristo, ma di promotori di un messaggio di riconciliazione e di salvezza.</p>
<p>La stessa sera di Pasqua, Gesù incontra i discepoli nel Cenacolo e mostra loro i segni della sofferenza e della redenzione. Le mani e i piedi del Risorto sono segnati da un marchio indelebile. Ma proprio partendo da queste forature il Risorto indica la sua nuova strategia che dovrà vedere la comunità impegnata a portare il messaggio oltre le mura della casa dove erano rinchiusi.</p>
<p>Tra loro mancava Tommaso. E’ lui quella chiesa degli assenti alla festa domenicale che si divincola tra volersi impegnare e nello stesso tempo fuggire alle proposte indicate. Tommaso vuole delle certezze, come una grossa fetta di tanti delle nostre comunità che, pur mostrando di essere compiacenti nei confronti di Gesù, si tengono a distanza. Hanno paura e si limitano a simpatizzare senza mai prendere una seria decisione nella vita. Tommaso è capostipite della chiesa degli indecisi. In tanti seguono la sua scia: i giovani che non riescono a donarsi totalmente al Signore e quelli che dilazionano anche le scelte per una vita di famiglia; gli adulti che dilapidano le esperienze parrocchiali svolte durante la loro giovane età e coloro che preferiscono stare con un piede sulla soglia della navata e l’altro fuori di essa pronti a scappare ritenendo il messaggio troppo oneroso.</p>
<p>Per questo, otto giorni dopo, Gesù invita Tommaso a toccare il suo costato e a mettere il suo dito nel posto dei chiodi. Se anche le nostre comunità non si cimenteranno a mettersi dalla parte del Risorto, rimarranno asfittiche e senza futuro. Se nelle nostre comunità si continueranno a perpetuare iniziative poco evangeliche e soprattutto distanti anni luce dalla logica della riconciliazione, la risurrezione resterà una pagina di storia lontana mai realizzabile.</p>
<p>La chiesa della domenica è principalmente costruttrice di pace e di salvezza: costruisce la sua evangelizzazione nella prospettiva di donarsi completamente a tutti perché a ciascuno giunga il messaggio dei beati che pur non vedendo credano nel Signore risorto. Infatti, Gesù chiude questo episodio con una strana beatitudine: l’amore che si fa servizio consente di essere accanto a Gesù e di sperimentarlo vivo, vivente, vivificante nella nostra esistenza.</p>

                            <div id="aspdf">

                                <a href="http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/wp-content/plugins/as-pdf/generate.php?post=2265">
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		</item>
		<item>
		<title>LA CHIESA CHE NON RESTA A GUARDARE &#8211; Domenica di Pasqua 8 Aprile 2012</title>
		<link>http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/index.php/2012/04/la-chiesa-che-non-resta-a-guardare-domenica-di-pasqua-8-aprile-2012/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 09:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Caputo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti Vangelo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><span style="color: #993300;"><strong>Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-9)</strong> </span></p>
<p><span style="color: #993300;"><img class="alignleft" src="http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/icone/BP010.jpg" alt="" width="128" height="170" />Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. </span><br />
<span style="color: #993300;">Corse allora e andò da Simon </span>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #993300;"><strong>Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-9)</strong> </span></p>
<p><span style="color: #993300;"><img class="alignleft" src="http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/icone/BP010.jpg" alt="" width="128" height="170" />Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. </span><br />
<span style="color: #993300;">Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». </span><br />
<span style="color: #993300;">Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. </span><br />
<span style="color: #993300;">Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. </span><br />
<span style="color: #993300;">Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.</span></p>
<p style="text-align: center;">
<strong>LA CHIESA CHE NON RESTA A GUARDARE</strong></p>
<p>Nel buio di una notte dal sapore amaro, nonostante si fosse celebrata la Pasqua ricordando il passaggio dalla schiavitù egiziana alla libertà, Maria di Magdala sfugge alla vista degli altri per andare al sepolcro a compiere i riti dell’unzione secondo le consuetudini ebraiche. Ma vede la pietra tombale ribaltata.  Torna al Cenacolo e lo denunzia ai discepoli.<br />
Pietro e Giovanni corrono senza remore verso il giardino, dove era stato collocato il corpo di Gesù e all’arrivo quest’ultimo  vede all’esterno i teli con cui era stato avvolto il corpo quando lo calarono dalla croce. Sopraggiunto Pietro entrò nel sepolcro e scorse il sudario con cui era stato ricoperto il capo, collocato in un luogo poco distante.<br />
Entrato, anche il piccolo Giovanni vede e crede, anche se non totalmente avevano compreso che Gesù aveva loro annunziato che sarebbe risorto dai morti.<br />
Dobbiamo chiederci che cosa hanno visto Maria, Pietro e Giovanni in quell’alba primaverile se non solo pietre ribaltate e stoffe accantonate. E’ possibile credere che Gesù sia risorto dai morti se questi avevano trovato solo cose inanimate? Chi li aveva spinti a credere a Gesù vivo e vero?<br />
E’ bastato entrare nel sepolcro per “convertirsi” e “credere” che nessuno avesse trafugato il cadavere del Maestro?<br />
Non è una questione di esteriorità o d’interiorità; di estetica o d’introspezione; di foggia o di scoperte da annunziare. Si tratta di non rimanere all’esterno di una fede che sa spesso di incertezze, paure, timori e non prendere mai decisioni vere. Per credere bisogna entrare e poi non limitarsi a tenerlo per sé, ma è necessario comunicarlo a tutti.<br />
La chiesa dell’esterno resta sempre fuori dalle situazioni. Non prende decisioni per paure e timori. Non decide e non parla mai pubblicamente, lasciando ad altri il compito di compromettersi. Non si schiera e sa defilarsi senza creare tensioni. E’ la chiesa che si limiterà a credere e non raggiungerà mai chi realmente ha bisogno di conoscere Gesù. E’ una chiesa incallita nella pigrizia che non manca alle liturgie, ma che non può viverle perché sono solo coreografie di una ritualità scritta nelle rubriche.<br />
La chiesa che entra nelle vicende è quella che crede non nella logica dei cadaveri trafugati o rimossi, ma nell’amore da portare, nella carezza da dare, nell’affetto da trasmettere, nel perdono da concedere, nel servizio da fare, nel bambino abbandonato da abbracciare, nell’anziano da non dimenticare, nel povero da accogliere. Chi entra in Cristo non può lasciare fuori nessuno e soprattutto sa credere nel futuro e nel domani. Il bene non è qualcosa da ricordare, ma una realtà da concretizzare nell’oggi per il domani.<br />
La chiesa del futuro non è fatta per gli indifferenti che credono restando all’esterno come spesso accade di vedere, ma per chi, anche con la propria fragilità sa donare ciò che è per il bene dell’umanità. Se vogliamo credere in Cristo dobbiamo penetrarci in Lui lasciandoci coinvolgere da Lui … per il futuro.</p>
<p>Il direttore</p>

                            <div id="aspdf">

                                <a href="http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/wp-content/plugins/as-pdf/generate.php?post=2262">
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		<item>
		<title>UNA CHIESA CREDENTE E …. IMPOPOLARE &#8211; Domenica 1 Aprile 2012</title>
		<link>http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/index.php/2012/03/una-chiesa-credente-e-impopolare-domenica-1-aprile-2012/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 17:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Caputo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti Vangelo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>  </strong><br />
<span style="color: #993300;"><em><strong> Dal Vangelo secondo Marco (Mc 11,1-10) </strong></em></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><em><img class="alignleft" src="http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/icone/BPALM.jpg" alt="" width="129" height="170" />Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in </em></span>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>  </strong><br />
<span style="color: #993300;"><em><strong> Dal Vangelo secondo Marco (Mc 11,1-10) </strong></em></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><em><img class="alignleft" src="http://www.lachiesa.it/liturgia/allegati/icone/BPALM.jpg" alt="" width="129" height="170" />Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”». </em></span><br />
<span style="color: #993300;"><em> Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. </em></span><br />
<span style="color: #993300;"><em> Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:</em></span><br />
<span style="color: #993300;"><em> «Osanna!</em></span><br />
<span style="color: #993300;"><em> Benedetto colui che viene nel nome del Signore!</em></span><br />
<span style="color: #993300;"><em> Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!</em></span><br />
<span style="color: #993300;"><em> Osanna nel più alto dei cieli!».</em></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>UNA CHIESA CREDENTE E …. IMPOPOLARE</strong></p>
<p>Vi siete mai chiesti se Gesù entrasse oggi in una delle nostre città chi e come sarebbe stata la folla acclamante e festosa che lo avrebbe accolto?</p>
<p>Quale sarebbe stato oggi il suo mezzo di trasporto e quali scelte avrebbe dovuto operare per essere credibile di fronte ai potenti e potentati economici e politici della nostra società?</p>
<p>Gesù, dopo le relative istruzioni date ai discepoli, entrò a Gerusalemme acclamato come un re tra un folla che agitava ulivi e cavalcando un puledro slegato poco prima dagli stessi. Esattamente al contrario degli imperatori romani che passavano festanti sotto l’Arco dei Trionfi acclamati per la conquista di nuove terre. Gesù non passò sotto nessun arco: entrò a Gerusalemme e s’impegnò ad essere un re diverso. La sua scelta appariva una strategia incomprensibile. Gesù entrò come un re umile e di pace. Un re senza corona e senza onori militari. Un re senza divisa e senza scorta. Un re povero, dalla parte dei poveri e pronto ad insegnare che la loro esclusione era inammissibile.</p>
<p>Un re fuori dagli schemi: non entrò a Gerusalemme né da conquistatore, né mostrando schiavi a schiave al suo seguito; non venne preceduto da fregi e littori, né  da trofei trafugati da esibire. Un re che aveva operato due scelte: essere povero e pacifico. In altri termini stare dalla parte dei poveri e costruire un regno di pace impegnandosi ad eliminare il peccato e le ingiustizie.</p>
<p>E oggi … forse sarebbe entrato nello stesso modo. Con il più semplice dei mezzi di trasporto (forse anche appiedato) e non avrebbe avuto paura di sfiorare le strade dove i magnati giocano “in borsa” e i mercanti si dividono le zone dove smerciare le armi fabbricate dietro l’angolo delle nostre case nella nostra inconsapevolezza o addirittura indifferenza. Forse … sarebbe stato pronto a ridire che ogni volta che s’intendono operare scelte e realizzare strategie nuove dobbiamo essere una chiesa che opera in questa direzione: povera e pacifica. Non possiamo né dobbiamo entrare mostrandoci conquistatori di persone o fregi che c’introducono da privilegiati, ma impegnarci a non dimenticare che non basta onorare un re, né acclamarlo: dobbiamo essere costruttori di un mondo di pace e di giustizia dove la nostra voce non può essere né fioca, né afona.</p>
<p>Per percorrere queste strade dobbiamo operare in una direzione diversa dall’attuale. Non possiamo accettare che si prolunghino i tempi di attesa per visite specialistiche nei nostri nosocomi, né essere indifferenti di fronte all’incremento delle spese militari. Non possiamo essere una chiesa che dimenticati i cassintegrati e le famiglie che continuamente bussano alle porte delle nostre sacrestie per chiedere almeno una busta di viveri per sperare che il giorno successivo non debbano tornare a richiedere qualcosa. Non dobbiamo dimenticare l’enorme divario che ogni giorno si crea tra poveri e banchieri, né cavalcare le proteste dimenandoci tra la folla e nascondendoci tra i facinorosi senza mai dire qualcosa di proprio.</p>
<p>E’ la chiesa della pace e della misericordia che deve dettare i tempi dell’oggi per una comunità che non accetta né l’incremento delle spese militari, né le forme di violenza culturale, religiosa e razziale. Una chiesa di credenti che non acclama Gesù per i propri interessi, ma per il bene dell’umanità. Una chiesa dalla parte degli affamati e non degli affamatori; dei pacifici e non dei guerrafondai; degli umili piuttosto che dei massacratori; dei semplici che abitano le periferie, dei massacrati e dei violentati piuttosto che dalla parte dei banchieri, dei massoni e dei potenti.</p>
<p>Una chiesa così non può che essere credente, anche se per i più  …  è impopolare.</p>
<p>Il direttore</p>
<p>Don Antonio Ruccia</p>

                            <div id="aspdf">

                                <a href="http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/wp-content/plugins/as-pdf/generate.php?post=2259">
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		<title>LA COMUNITA’ DEI SEMI MARCITI &#8211; Domenica 25 Marzo 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 18:12:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Caputo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti Vangelo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><em><strong></strong><span style="color: #993300;"><strong>Dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 12,20-33)</strong></span></em></p>
<p><span style="color: #993300;"> <em><img class="alignleft size-medium wp-image-2255" title="spigamani" src="http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/img/uploads/2012/03/spigamani-300x242.png" alt="" width="178" height="143" />In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo </em></span>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong></strong><span style="color: #993300;"><strong>Dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 12,20-33)</strong></span></em></p>
<p><span style="color: #993300;"> <em><img class="alignleft size-medium wp-image-2255" title="spigamani" src="http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/img/uploads/2012/03/spigamani-300x242.png" alt="" width="178" height="143" />In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». </em></span><br />
<span style="color: #993300;"><em> Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». </em></span><br />
<span style="color: #993300;"><em> Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».</em></span><br />
<span style="color: #993300;"><em> La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.</em></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>LA COMUNITA’ DEI SEMI MARCITI</strong></p>
<p>Anche alcuni Greci avevano desiderio di conoscere Gesù. Filippo lo riferisce ad Andrea e alla loro domanda Gesù afferma che l’ora del Figlio dell’uomo è quella della rinascita. Come il chicco di grano che caduto in terra, marcisce e si moltiplica, così coloro che intendono vedere Gesù devono essere pronti a passare dalla sofferenza alla vita.</p>
<p>Se la comunità ecclesiale rimane nella solitudine e nell’isolamento dimenticando che deve immergersi nelle situazioni fino a cementarsi con esse, non produrrà alcun risultato. Solo se la stessa si preoccuperà di amalgamarsi fino a donare tutta se stessa vedrà i frutti della rinascita.</p>
<p>Una chiesa paurosa di spendersi e riluttante a progettare nuove strategie d’evangelizzazione è una comunità senza futuro. Una chiesa timorosa e spaventata di donarsi è una comunità spenta.</p>
<p>E’ l’ora in cui l’educazione dei ragazzi, le possibilità d’investimento a favore dei poveri, il collocarsi a fianco di chi lotta per la legalità, l’amore verso i diversamente abili, la continuità delle catechesi e le liturgie partecipate non possono essere ritenute superflue per una progettualità di vita nuova.</p>
<p>E’ evidente che con l’«ora» di Gesù il tempo acquista una nuova dimensione: noi cessiamo di vivere nel provvisorio anonimo ed entriamo nell’eternità di Dio. Il tempo della nostra storia è il computo dell’eternità (cf Gv 4,23; 5,25; 12,27.31; 13,31; 16,5; 17,13). La croce di Cristo diventa così il tacito invito all’umanità a diventare un solo popolo perché gli ultimi tempi sono iniziati e tutta l’umanità è convocata davanti alla croce che da supplizio diventa il trono della regalità, il trono della Maestà di Dio.</p>
<p>La quaresima non è orientata al venerdì santo, ma alla Pasqua di risurrezione. Per questo non è il tempo delle mortificazioni, ma è il tempo delle vivificazioni. Si tratta di scoprire forme nuove e originali per vivere nella dinamica del dono che innalza la qualità della propria vita mettendola in sintonia con quella del Cristo vivente e così sperimentare la Pasqua come pienezza della vita del Risorto.</p>
<p>La comunità dei semi marciti è quella del futuro chiamata a convertirsi e a rendersi visibile. Nei momenti di adorazione, nelle stanze di ospedale, al capezzale dei malati terminali, nell’accoglienza delle ragazze di strada, nell’attenzione ai giovani c’è un popolo di rinati, che apparentemente scomparsi per un attimo, riemergono moltiplicando l’amore verso gli altri.</p>
<p>La vita spesa per amore non è una questione d’età: è eterna come Gesù!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il direttore</p>
<p>Don Antonio Ruccia</p>

                            <div id="aspdf">

                                <a href="http://www.caritasbaribitonto.it/public/home/wp-content/plugins/as-pdf/generate.php?post=2254">
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